Business Design Pattern: soluzioni per modelli di business
Scritto da Giuliano in Innovation, risorse, startup il 9 dicembre 2011
Ho terminato da non troppo tempo la lettura di Business Model Generation di Alexander Osterwalder, uno dei libri più noti gli amanti dei temi legati alle startup che credo che non debba assolutamente mancare nella vostra collezione se avete la passione per questi argomenti.
Sviolinata a parte vedo che spesso la maggior parte delle persone si informa e racconta prevalentemente gli aspetti legati al canvas di Osterwalder se non fosse che per quanto sia uno dei contenuti cruciali del testo rappresenta meno del 20% del libro. Se non avete mai sentito parlare del Business Model Canvas godetevi al volo il video sottostante che lo sintetizza in modo eccellente in soli 140 secondi.
Un altra sezione di tutto rispetto e che voglio provare a riassumere per il piacere della condivisione e come esercizio per fissare meglio nella mia mente quanto studiato, è quella inerente ai Design Pattern. Ma che cos’è un Design Pattern?
Nel mondo del software un Design pattern è un approccio o una soluzione generica per un problema o una situazione ricorrente in un determinato contesto. Sono dei template che descrivono una soluzione per risolvere un problema che possono essere utilizzati in situazioni differenti. Il libro riporta una citazione di un Architetto, Christopher Alexander, che dice: “Pattern in architecture is the idea of capturing architectural design ideas as archetypal and reusable descriptions“, non allontanandosi molto da quanto anticipato. I pattern descritti nel libro aiutano quindi a capire alcune dinamiche del business model e servono come fonte di ispirazione per il proprio modello di business. Un singolo business model può incorporare uno o più pattern, il libro ne tratta cinque e sono definiti come: l’ Unbundled, la Long Tail, le Multi-Sided Platforms, il Free, e l’ Open.
Come NON si fa una startup: Istruzioni da NON utilizzare.
Marzo 2010, di ritorno da una breve vacanza a New York ho tra le mani Entrepreneur un noto magazine il cui titolo è più che esaustivo. Al suo interno trovo un articolo che parla di Groupon e del suo modello (quando ancora era basato sul tipping point per abilitare il deal) e rimango incantato. Mi sembrava geniale, una cosa del genere poteva funzionare perfettamente anche in Italia. Università finita lavoro part-time e progetti su commessa perchè non mi andava di infilarmi a fare stage post-lauream in grandi aziende software.. sai che quasi quasi provo a farlo anche io?
Premesse:
- non sapevo neanche come si scriveva “Startup”
- all’non avevo minimamente un network di persone che lavorassero su prodotti web e startup con cui confrontarmi
- non avevo idea a cosa andavo incontro ma I didnt give a fuck!
La cosa buona in questo caso è che qualsiasi passo fai, giusto o sbagliato che sia, sarà sempre un momento formativo per capire come funzionano questo genere di cose. Il rovescio della medaglia del non sapere cosa conta veramente all’inizio, è che si cerca di fare tutto insieme, senza una strada pianificata o cominciando dalla parte sbagliata. Questo porta facilmente ad un progetto mal realizzato, che fa svanire l’entusiasmo dell’impresa e comporta anche una discreta perdita di soldi su elementi che non portano la tua startup a prendere vita come dovrebbe.
E cosi hai un’ idea geniale per un app eh?
Scritto da Giuliano in appeconomy, Internet, mobile, risorse il 6 settembre 2011
Negli ultimi due mesi, dopo essere stato intervistato da Millionaire in un dossier riguardante l’app-economy in merito a cosa sia, quali opportunità offre e in che modo avvicinarla, ho ricevuto con piacere diversi contatti. Tutte persone che, interessatesi all’articolo, avevano delle idee da realizzare o erano interessate ad fare uso di un app per ingrandire un business pre-esistente.
In occasione di un seminario online per un editore avevo trattato i temi principali riguardanti l’universo delle app riassunti in un precendete post, questa volta invece vorrei utilizzare un approccio più pratico. Quasi tutti i “non adetti ai lavori” che mi hanno contattato hanno fatto domande incredibilmente simili evidenziando come alcuni aspetti e criticità di questo mondo non siano facilmente identificabili.
HTML5 a portata di mano
Scritto da Giuliano in Infografiche, mobile, risorse il 29 agosto 2011
E’ un po’ che sto pensando di trattare maggiormente tematiche inerenti lo sviluppo di web application e app per dispositivi mobili da un punto di vista più concreto e condividendo risorse utili.
Le occasioni di fare formazione sull’appeconomy e l’uscita su magazine come “Millionaire” mi hanno portato nuove opportunità e credo possa essere di valore condividere osservazioni, studi ed esperienze di questo tipo attreverso il blog.
Non amo pubblicare infografiche ma questa l’ho trovata coerente con questa nuova diramazione di argomenti che tratterò e mi è comoda per cogliere l’occasione di annunciare la nuova iniziativa.
Friend or Follow? Un analisi dei modelli alla base delle reti sociali.
Scritto da Giuliano in facebook, Social Media, Twitter il 26 agosto 2011
Sembra che Facebook sia sempre più vicino al rilascio di una funzione di “Iscrizione” all’attività di un utente, ovvero dare la possibilità di seguire un utente senza dover necessariamente stringerci amicizia, in poche parole il modello di relazione sociale asimmetrico di Twitter. Una politica molto simile è stata seguita di recente anche da Google+ in cui si può scegliere cosa condividere pubblicamente (e quindi a chiunque ti segua) e cosa soltanto ai membri delle tue cerchie.
Sia chiaro che non è nulla di ufficiale, ma questo mi ha dato modo di fare alcune riflessioni sui due modelli principali di relazioni sociali che ho sempre avuto voglia di approfondire.
Reti simmetriche ed asimmetriche
Una rete sociale (social network) è una struttura fatta di persone e relazioni tra le persone. In una rete sociale le relazioni tra gli attori possono rappresentare diverse cose. Per esempio amicizia, relazioni professionali, relazioni criminali, relazioni amorose o sessuali. Per esempio in Facebook la relazione tra le persone è quella dell’amicizia.
Per la maggior parte delle persone una rete sociale significa un servizio quale Facebook o Twitter. In realtà, lo studio delle reti sociali è molto più antico di questi servizi. I sociologi sono probabilmente i ricercatori che hanno la tradizione di studio delle reti sociali più longeva e consolidata.
Le rivolte ai tempi dei SocialMedia parte 1: LondonRiots, Tunisia ed Egitto, aspettando la Cina.
Scritto da Giuliano in Internet, Social Media, Twitter il 11 agosto 2011
#Londonriots.
Uno dei più recenti trending topic su Twitter in questi giorni, sinonimo di rivolte e disordini ma allo stesso tempo ennesima espressione delle incredibili potenzialità di unire le persone degli strumenti sociali online. E’ ben più che una tendenza o un momento di passaggio, le persone che si connettono (verbo più che mai significativo, dalla doppia valenza) sono sempre di più, in questi mesi la primavera araba ha messo tutti nella posizione di chiedersi quali effetti la tecnologia e i social media producano su comunità unite da un obiettivo comune.
È Twitter è una delle principali risorse online per tenersi aggiornati su quanto accade nel mondo ed ha svolto un ruolo fondamentale nelle proteste che hanno scosso il mondo arabo e il Medio Oriente. Prima in occasione dei primi focolai scoppiati in Egitto e in Tunisia, poi si è rivelata una fonte di informazione anche per seguire l’evolversi degli scontri e delle rivolte che hanno e stanno tutt’ora infiammando la Libia e che si sono manifestate anche in Algeria, Marocco e Yemen.
Non c’è dittatura che tenga: il messaggio abbatte la censura, aggira filtri e blocchi, ispira proteste e sostengono la ribellione di popoli oppressi dai despoti più agguerriti. Come per l’Egitto, per la Tunisia, per l’Iran e così per la Libia, con le dovute differenze, il fattore comune è unico. La protesta può arrivare ovunque anche dove non è consentito comunicare.


