Category Archives: digressioni

La storia della fabbrica di dentifricio: dedicato a tutti coloro che risolvono problemi.

Una fabbrica di dentifricio aveva un problema: a causa del modo in cui la linea di produzione era stata costruita, a volte venivano spedite scatole vuote senza il tubo al loro interno. Persone con grande esperienza nella progettazione di linee di produzione vi possono dire quanto sia difficile far si che tutto avvenga con tempi esatti in modo che ogni singola unità prodotta sia perfetta il 100% delle volte.
Minime variazioni nell’ambiente ( che non possono essere controllate in un modo economicamente efficace ) si traducono in controlli per la garanzia della qualità che devono essere abilmente distribuiti su tutta la linea di produzione fino al supermercato per assicurarsi che i clienti non abbiano la frustrante esperienza di dover acquistare un altro prodotto.

Capendo quanto tutto questo fosse importante, il CEO della fabbrica riunì i vertici della società e visto che il proprio reparto di ingegneria era già molto carico di lavoro, decisero di assumere una società di ingegneria esterna per risolvere il loro problema delle confezioni vuote.

Il progetto seguì rigidamente la procedura: budget e sponsor del progetto assegnati, richiesta di approvazione, fornitori esterni selezionati e sei mesi ( e 8 milioni di dollari ) dopo una soluzione fantastica era pronta: in tempo, in budget, di alta qualità e con tutte le persone coinvolte nel progetto estremamente gratificate del lavoro svolto.
Il problema era stato risolto con bilance di alta precisione che facevano suonare una sirena di allarme ogni volta che una scatola di dentifricio presente sul nastro era meno pesante di quanto avrebbe dovuto. La linea di produzione si fermava, qualcuno doveva andare sull’impianto a tirare via la scatola difettosa e quindi premere un altro tasto per riavviare la linea.

Poco tempo dopo , l’amministratore delegato decise di date uno sguardo al ROI del progetto e i risultati erano sorprendenti!
Nessuna scatola vuota era mai uscita dalla fabbrica dopo l’installazione delle bilance. Pochissimi reclami dei clienti e quote di mercato guadagnate. “Sono stati soldi soldi spesi bene!”, ha detto, prima di guardare da vicino le altre statistiche nel report.

Il numero di scatole difettose raccolte dalle bilance era a 0 dopo tre settimane di uso della nuova linea produzione. Com’era possibile? Sarebbero dovute essere almeno una dozzina al giorno,  forse c’era qualcosa di sbagliato con il report. Il CEO inoltrò una segnalazione per verificare anomalie, e, dopo alcune indagini, gli ingegneri confermarono che le statistiche di quei report erano corrette. Le bilance non stavano trovando alcun difetto nelle scatole che esaminavano, in quel punto del nastro trasportatore arrivavano tutte confezioni complete.

Perplesso, il CEO risale la linea di produzione fino al punto in cui erano state installate le bilance di precisione. Pochi metri prima della bilancia, un ventilatore da scrivania da 20$ soffiava via dal nastro eventuali confezioni vuote in un bidone. Sempre più perplesso, il CEO chiese spiegazioni ad uno degli operai che gli dice : “Ah, quello … uno dei ragazzi lo ha messo lì perche si era stufato di dover salire sul nastro ogni volta che la sirena suonava!”.

8 milioni di dollari contro 20. Soldi ben spesi?

Dedicato a tutti coloro che risolvono problemi, ad un 2014 di soluzioni brillanti e con qualche post in più. Buon anno!

Fonte originale della storia: Short story for engineers

@Fastweb: ADSL senza limiti, sempre se riesci a fartela attivare. #fail

Casa dolce casa… Eh si, finalmente dopo tanta pazienza e svariate fatiche il 2 Ottobre faccio il mio ingresso ufficiale nella mia nuova casa abbandonando ufficialmente lo status di “bamboccione” che tanto divertiva un ex ministro di un governo che non c’è più.

Prima di entrare in casa ero ben cosciente delle cose di cui avrei avuto bisogno sin dal primo giorno, per una persona come me ci sono 3 condizioni necessarie per poter rendere un appartamento agibile:

  1. una connessione ad internet
  2. acqua
  3. una connessione ad internet (nel caso in cui al punto uno vi foste distratti)

dopo una profonda analisi delle specifiche sopracitate ho quindi pensato di attivare la mia linea con Fastweb che (ad eccezione del passaggio di fornitura da un operatore ad un altro) non mi ha mai dato noie nella mia precedente casa. Che ci vorrà mai, al momento nel mio nuovo appartamento non c’è alcuna utenza attiva sarà una cosa facile.

L’INIZIO:

Il 28 Settembre, seguendo le indicazioni del sito Cristina (la mia ragazza) inserisce il suo numero di telefono per essere ricontattata ed avere informazioni sulle attuali promozioni. Il riscontro è fulmineo, la chiamano nel giro di mezz’ora e resta d’accordo con Ivan un ragazzo della divisione commerciale di Milano che ci saremmo risentiti a fine giornata in modo che mi ci potessi confrontare io e poter sottoscrivere l’abbonamento. Ivan è precisissimo e da buon commerciale non si lascia scappare il suo contatto, alle 21 passate della sera stessa era al telefono con me a dettarmi tutte le condizioni di servizio, a registrare la chiamata per la sottoscrizione del contratto a voce e a darmi alcune indicazioni di carattere generale. Da quella chiamata erano emerse tre cose:

  1. la mia zona (00128, Roma) era coperta direttamente da una centrale Fastweb (quindi non subordinata a Telecom Italia)
  2. dovevo aspettare una chiamata per una conferma dei dati anagrafici
  3. i tempi medi di attivazione sono di 10-15 giorni (lavorativi o no non si sa, se anche me lo avesse detto onestamente non ricordo)

Passa più di una settimana e di contatti da parte della fantomatica figura per la conferma dei dati neanche l’ombra quindi chiamo il numero dell’ assistenza e dopo un rapido riassunto della mia situazione i miei dati erano stati confermati telefonicamente.

“Ormai ci siamo! E’ solo questione di giorni!” mi ero detto… ma evidentemente mi sbagliavo.

ATTENDENDO UNA LINEA:

Al 15 Ottobre ancora nessun segno di vita decido quindi di punzecchiarli su Twitter al loro account @fastweb per vedere se reagivano agli stimoli esterni. Dopo qualche ora del mio tweet con un “velatissimo” tono polemico vengo invitato ad inviare via DM codice fiscale e numero di telefono per capire dov’era inceppato il meccanismo, la risposta era facilmente prevedibile la colpa è di Telecom Italia.


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Prima la cultura, poi parliamo di innovazione e startup.

Attenzione: quella che stai per leggere è una digressione dalle consuete tematiche digitali.

L’essere costantemente immerso e circondato da persone che parlano la tua stessa lingua e condividono i tuoi interessi e rischia di farti perdere un po la percezione di quello che è il mondo che effettivamente ti circonda.

Qualche anno fa durante una breve corsa in taxi, scambiai poche parole con un anziano tassista che mi fece un ritratto tristemente realistico del popolo italiano. Mi disse: “Saprebbe descrivere un italiano medio usando con le cose che dice più spesso?“, decisamente incuriosito risposi con un secco no e la sua risposta non si fece attendere più di mezzo secondo: “Dice solo: Che me frega a me? Io che ci guadagno? E che è un problema mio?” . Una sintesi che mi lasciò con ben poche parole. Maledettamente vero.

Oggi, partecipare ad un’assemblea di condominio mi ha fatto arrivare a pensare che ci sia un numero non trascurabile di cittadini italiani che non credo meriti il diritto di voto. Inconfutabilmente non hanno gli strumenti per poter anche solo provare a capire le dinamiche socio-economiche di un paese al pari di un minorenne. Persone che si urlando addosso accanitamente, usando un’incomprensibile para-italiano, di questioni facilmente gestibili con un po di educazione e un minimo di senso civico. Qualsiasi forma di dialogo impossibilitato dall’ incapacità, o peggio, dalla mancanza di volontà di ascoltare le argomentazioni di chi sta parlando unita all’arroganza di sapere già tutto quello che c’è da sapere.

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