Category Archives: Social Media

Nasce il primo Master Universitario Italiano in Digital Marketing

Sta per partire WME il primo Master Universitario Italiano in Digital Marketing organizzato da Bizup, agenzia di web marketing e digital strategy, assieme a Unicusano, una tra le più frequentate università telematiche italiane con oltre 10.000 iscritti.

wmeI corsi e i master sono rivolti a studenti, professionisti, agenzie e manager del settore pubblico e privato, attraverso seminari in formula week-end e il primo Master Universitario Online in Digital Marketing. Il master prevede il rilascio di crediti formativi (60 CFU) e l’attribuzione di un titolo di studio post-laurea con valore legale a livello comunitario e avrà un taglio estremamente operativo.

L’iniziativa mi piace ad è il motivo principale per cui ho deciso di prenderne parte, adotterà una formula mista di videolezioni e lezioni onsite, con un corpo docente che ha maturato significative e concrete esperienze in tutte le aree che coprirà il master: web marketing, online advertising, e-commerce, social media, SEO, search marketing, project marketing e analytics.

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La storia della fabbrica di dentifricio: dedicato a tutti coloro che risolvono problemi.

Una fabbrica di dentifricio aveva un problema: a causa del modo in cui la linea di produzione era stata costruita, a volte venivano spedite scatole vuote senza il tubo al loro interno. Persone con grande esperienza nella progettazione di linee di produzione vi possono dire quanto sia difficile far si che tutto avvenga con tempi esatti in modo che ogni singola unità prodotta sia perfetta il 100% delle volte.
Minime variazioni nell’ambiente ( che non possono essere controllate in un modo economicamente efficace ) si traducono in controlli per la garanzia della qualità che devono essere abilmente distribuiti su tutta la linea di produzione fino al supermercato per assicurarsi che i clienti non abbiano la frustrante esperienza di dover acquistare un altro prodotto.

Capendo quanto tutto questo fosse importante, il CEO della fabbrica riunì i vertici della società e visto che il proprio reparto di ingegneria era già molto carico di lavoro, decisero di assumere una società di ingegneria esterna per risolvere il loro problema delle confezioni vuote.

Il progetto seguì rigidamente la procedura: budget e sponsor del progetto assegnati, richiesta di approvazione, fornitori esterni selezionati e sei mesi ( e 8 milioni di dollari ) dopo una soluzione fantastica era pronta: in tempo, in budget, di alta qualità e con tutte le persone coinvolte nel progetto estremamente gratificate del lavoro svolto.
Il problema era stato risolto con bilance di alta precisione che facevano suonare una sirena di allarme ogni volta che una scatola di dentifricio presente sul nastro era meno pesante di quanto avrebbe dovuto. La linea di produzione si fermava, qualcuno doveva andare sull’impianto a tirare via la scatola difettosa e quindi premere un altro tasto per riavviare la linea.

Poco tempo dopo , l’amministratore delegato decise di date uno sguardo al ROI del progetto e i risultati erano sorprendenti!
Nessuna scatola vuota era mai uscita dalla fabbrica dopo l’installazione delle bilance. Pochissimi reclami dei clienti e quote di mercato guadagnate. “Sono stati soldi soldi spesi bene!”, ha detto, prima di guardare da vicino le altre statistiche nel report.

Il numero di scatole difettose raccolte dalle bilance era a 0 dopo tre settimane di uso della nuova linea produzione. Com’era possibile? Sarebbero dovute essere almeno una dozzina al giorno,  forse c’era qualcosa di sbagliato con il report. Il CEO inoltrò una segnalazione per verificare anomalie, e, dopo alcune indagini, gli ingegneri confermarono che le statistiche di quei report erano corrette. Le bilance non stavano trovando alcun difetto nelle scatole che esaminavano, in quel punto del nastro trasportatore arrivavano tutte confezioni complete.

Perplesso, il CEO risale la linea di produzione fino al punto in cui erano state installate le bilance di precisione. Pochi metri prima della bilancia, un ventilatore da scrivania da 20$ soffiava via dal nastro eventuali confezioni vuote in un bidone. Sempre più perplesso, il CEO chiese spiegazioni ad uno degli operai che gli dice : “Ah, quello … uno dei ragazzi lo ha messo lì perche si era stufato di dover salire sul nastro ogni volta che la sirena suonava!”.

8 milioni di dollari contro 20. Soldi ben spesi?

Dedicato a tutti coloro che risolvono problemi, ad un 2014 di soluzioni brillanti e con qualche post in più. Buon anno!

Fonte originale della storia: Short story for engineers

Caro Umberto Eco, non è casino, è il mondo che continua a cambiare.

Stamane mi sono imbattuto in un post di qualche giorno fa di Umberto Eco condiviso da Pier Luca Santoro. Nel suo pezzo si preoccupa del fatto che: “la quantità di messaggi che passa attraverso la Rete può generare una sorta di ‘censura per eccesso di rumore’. E un’intera generazione rischia di crescere senza selezionare quello che legge.”

Ok buona la prima metà dell’osservazione, decisamente meno la seconda (IMHO eh!).
Lo scrittore si stupisce del fatto che durante un esame, uno studente del triennio ha fatto confusione in merito alla strage alla stazione di Bologna arrivando a dire che era stata attribuita ai bersaglieri. Un bel 10 all’originalità della risposta dello studente, ma quello che mi ha lasciato basito sono le argomentazioni del signor Eco rispetto ai modelli di diffusione dell’informazione nei tempi odierni.
Nella sua ipotesi lo studente è qualcuno a cui è stato detto troppo, oppresso dall’overload informativo e con accesso incontrollato alla varie fonti non è in grado di distinguere le informazioni importanti dal quelle che lo sono meno. Infine si mette in guardia sul fatto che ad oggi tutti possono essere editori nel loro piccolo e non c’è più un controllo di un editore “vero” permettendo liberamente a siti come nonciclopedia di diffondere contenuti stravaganti. Che un editore non pubblicherebbe mai o che anche nel caso lo facesse “preciserebbe che si tratta di una raccolta di allegri paradossi” perchè altrimenti come fa un ragazzo a sospettare che l’autore di questa notizia stia scherzando?

Al netto del fatto che il sito di Nonciclopedia, per onore della cronaca, riporta chiaramente in homepage: “Nonciclopedia è un’enciclopedia online liberamente modificabile, collaborativa e gratuita, parodia di Wikipedia. Affronta tutti gli argomenti in modo umoristico e parodistico ed ha oltre 50 cugine straniere.” vedo in questo post troppe conclusioni fatte senza un minimo di approfondimento, sulla base di impressioni personali ma soprattutto da un punto di vista che soffre l’aver vissuto una vita prettamente analogica e il non aver esplorato i territori e le dinamiche delle informazioni online.

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L’Apocalisse di internet e la Fenomenologia dell’ignoranza digitale

Bene, se stai leggendo questo post vuol dire che sei tra i “fortunati” a cui non si è fermato internet stamattina e che sei salvo dall’ “Apocalisse” del malware DNS Changer. Scherzo ovviamente. La citazione è d’obbligo però visto che un fatto accaduto in questi ultimi due giorni ha messo in evidenza per l’ennesima i delicati aspetti della comunicazione di informazioni incontrollate online.

Sabato 7 la Repubblica se ne esce con un articolo che titolava (badate bene all’uso del passato perchè dopo che sono stati bacchettati l’hanno prontamente cambiato) “Internet oscurato da un virus – lunedì il rischio Apocalisse“, in cui si allarmava gli utenti del web che sarebbero stati colpiti da un malware che gli avrebbe impedito di visitare qualsiasi sito web. Niente di più ridicolo ovviamente, spiegato in poche righe: un vecchio malware agiva sull’impostazione dei DNS dei pc infetti impedendogli di navigare, come se vi cambiassero i numeri delle pagine dell’indice di un libro, senza il numero di pagina esatto avreste difficolta a trovare il paragrafo che vi interessa. L’FBI ci aveva messo una toppa così anche se eravate infetti non ve ne accorgevate e oggi questa toppa viene rimossa quindi se avete ancora il virus riavrete problemi a navigare. Paolo Attivissimo ve la racconta meglio nel suo post.

L’articolo di “La Repubblica” ha fatto il giro del web per via degli utenti terrorizzati dalla notizia, reazione legittima, visto che non viviamo in un mondo di informatici. Il problema è proprio qui, chi fa informazione o spera di farla nel caso specifico deve rendersi conto che ha una responsabilità enorme soprattutto al giorno d’oggi con la facilità con cui si propagano le informazioni e il poco controllo che vi è su di esse.

I modelli editoriali tradizionali stanno battendo gli ultimi colpi di coda e cercando di arrangiarsi come possono in un luogo che gli ha sconvolto il mondo in cui vivevano tranquilli. I giornali online puntano ad ingurgitare piu page view che possono e quindi il titolo d’effetto diventa il migliore alleato per attirare l’attenzione degli utenti vittime dell’overload informativo in cui si trovano, ma questo va inevitabilmente a discapito della notizia. Ogni giorno online assistiamo alla continua corsa di giornalisti e titolisti alla produzione di contenuti d’effetto che ormai troppo spesso rischiano di scadere in castronerie pazzesche che scatenano il panico degli utenti o in annunci sensazionali completamente privi di un minimo di attendibilità.

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Friend or Follow? Un analisi dei modelli alla base delle reti sociali.

Sembra che Facebook sia sempre più vicino al rilascio di una funzione di “Iscrizione” all’attività di un utente, ovvero dare la possibilità di seguire un utente senza dover necessariamente stringerci amicizia, in poche parole il modello di relazione sociale asimmetrico di Twitter. Una politica molto simile è stata seguita di recente anche da Google+ in cui si può scegliere cosa condividere pubblicamente (e quindi a chiunque ti segua) e cosa soltanto ai membri delle tue cerchie.
Sia chiaro che non è nulla di ufficiale, ma questo mi ha dato modo di fare alcune riflessioni sui due modelli principali di relazioni sociali che ho sempre avuto voglia di approfondire.

Reti simmetriche ed asimmetriche

Una rete sociale (social network) è una struttura fatta di persone e relazioni tra le persone. In una rete sociale le relazioni tra gli attori possono rappresentare diverse cose. Per esempio amicizia, relazioni professionali, relazioni criminali, relazioni amorose o sessuali. Per esempio in Facebook la relazione tra le persone è quella dell’amicizia.

Per la maggior parte delle persone una rete sociale significa un servizio quale Facebook o Twitter. In realtà, lo studio delle reti sociali è molto più antico di questi servizi. I sociologi sono probabilmente i ricercatori che hanno la tradizione di studio delle reti sociali più longeva e consolidata.

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Riots-in-Hackney-007

Le rivolte ai tempi dei SocialMedia parte 1: LondonRiots, Tunisia ed Egitto, aspettando la Cina.

#Londonriots.

Uno dei più recenti trending topic su Twitter in questi giorni, sinonimo di rivolte e disordini ma allo stesso tempo ennesima espressione delle incredibili potenzialità di unire le persone degli strumenti sociali online. E’ ben più che una tendenza o un momento di passaggio, le persone che si connettono (verbo più che mai significativo, dalla doppia valenza) sono sempre di più, in questi mesi la primavera araba ha messo tutti nella posizione di chiedersi quali effetti la tecnologia e i social media producano su comunità unite da un obiettivo comune.

È Twitter è una delle principali risorse online per tenersi aggiornati su quanto accade nel mondo ed ha svolto un ruolo fondamentale nelle proteste che hanno scosso il mondo arabo e il Medio Oriente. Prima in occasione dei primi focolai scoppiati in Egitto e in Tunisia, poi si è rivelata una fonte di informazione anche per seguire l’evolversi degli scontri e delle rivolte che hanno e stanno tutt’ora infiammando la Libia e che si sono manifestate anche in Algeria, Marocco e Yemen.

Non c’è dittatura che tenga: il messaggio abbatte la censura, aggira filtri e blocchi, ispira proteste e sostengono la ribellione di popoli oppressi dai despoti più agguerriti. Come per l’Egitto, per la Tunisia, per l’Iran e così per la Libia, con le dovute differenze, il fattore comune è unico. La protesta può arrivare ovunque anche dove non è consentito comunicare.

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