Innovation Camp un successo a 360 gradi!

20 partecipanti, 5 giorni, 5 team, 5 business idea, 11 seminari, 1 ex base Nato e 1 giuria per un Innovation Camp che è giunto a conclusione lo scorso venerdì.

Una sola cosa non è facilmente quantificabile, la qualità e la quantità dei contenuti a cui siamo stati esposti, a cui, se dovessi assegnare un voto tra 1 a 10 direi che senza dubbio tenderebbe ad un valore di diversi ordini di grandezza maggiori del massimo valore della scala citata. Il lavoro in team, il confronto con gli altri partecipanti di formazioni universitarie differenti, i seminari tenuti da professori, imprenditori e manager, sono state esperienze fantastiche e credo di aver imparato e messo in pratica più nozioni in questi cinque giorni che in un intero semestre universitario! (che non me ne voglia il Prof. Paolo Merialdo :) )
Tutto è stato perfettamente orchestrato da Augusto Coppola, uno degli ideatori e fondatori del progetto, che ha curato ogni minimo dettaglio del programma aiutato dai professori Paolo Merialdo e Carlo Alberto Pratesi.
Se in un precedente post vi ho raccontato quello che sarebbe dovuto essere Innovation Camp, adesso vi dico cosa è effettivamente stato.

Dopo l’ arrivo alla ex base Nato siamo stati accolti da un briefing introduttivo ai cinque giorni con il programma dettagliato degli impegni e dei seminari sottolineando la mission e la vision del progetto. Innovation Camp vede in un futuro non lontano un mondo fluido, ad alta efficienza produttiva e rapida riallocazione di risorse, e intende favorire la formazione di studenti capaci di comprendere le potenzialità e i limiti del proprio bagaglio culturale e professionale e in grado di valutare criticamente le potenzialità del loro impiego.

L’agenda era decisamente piena, 4 giorni di seminari e lavori di gruppo, dovevamo creare 5 team di 4 persone cercando di mantenere la massima eterogeneità possibile e lavorare ad una business idea da presentare ad una giuria composta da Venture capital analyst, funzionari della provincia di roma, responsabili di incubatori ITech ed altri. Abbiamo passato la giornata a studiare come costituire un team di lavoro vincente ed efficace con particolare attenzione al tema della fiducia. Si è visto come partendo da un obbiettivo condiviso, fondamentale affinchè un team abbia motivo di esistere, la condivisione delle conoscenze e l’interazione tra i componenti del gruppo fossero di cruciale importanza per il perseguimento di questo obbiettivo. Questo con dei giochi didattici svolti all’aperto sotto gli sguardi interdetti di molti abitanti di Allumiere. Prima della fine della giornata siamo stati invitati ad effettuare delle presentazioni personali e ad esporre nel caso in cui l’avessimo avuta, una nostra business idea, in modo da dare agli altri partecipanti la possibiltà di valutare l’eventuale collaborazione sul progetto.
La giornata si è conclusa con un intervento illuminante sul Social Business da parte di Eugenio La Mesa che ci ha raccontato la sua storia, il suo incontro con Yunus Muhammad (premio Nobel per la Pace), e cosa è un Social Business e di quanto sia distante, e a mio avviso più efficiente ed efficace, di una normale fondazione di beneficienza o onlus.

Già al termine di Lunedì i team erano stati composti facendo attenzione a garantire l’interdisciplinarietà dei percorsi formativi dei componenti, punto cardine di Innovation Camp in cui si crede che innovazione e creatività siano favorite dall’incontro di persone che hanno bagagli culturali e umani diversi. Nel mio in particolare mi sono ritrovato a lavorare con due economisti (Andrea Moroni e Marta d’Orazio) ed un archeologa (Veronica Giuliani), che hanno scelto di lavorare alla mia idea, QuickJobs, una applicazione per dispositivi mobili che permetta a chi la usa di ingaggiare altri utenti per svolgere compiti di bassa complessità.

Il secondo giorno è iniziato con il seminario di Augusto Coppola sui fondamenti di un Business Plan di successo, di come vada impostata la presentazione di un progetto o un idea per convincere di una effettiva opportunità di mercato Venture Capital ed altri investitori privati. Si è chiarito quanto sia importante il team e la chiara definizione dei ruoli che ogni membro deve avere all’interno di esso, cito quanto detto letteralmente durante la lezione: “L’amicizia fondata sul business è  meglio del business fondato sull’amicizia”
La lezione è proseguita parlando del grande contributo che possano dare Advisor e Influencers quando vogliamo avviare la nostra Startup cercando di capire esattamente cosa ci aspettiamo da questi, per poi continuare su quali sono le strutture del mercato, sulle informazioni di base del Marketing, sull’importanza dell’analisi dei propri competitor e su come comprendere i propri investitori parlando di Venture Capital, Business Angel, investitori pubblici, privati ed industriali.

E’ stato poi il turno di Stefano Passatordi, fondatore di Ibrii, un ragazzo che già conoscevo personalmente e che aveva una bellissima storia da raccontare, ovvero tutto ciò che ha fatto e la strada percorsa per arrivare ad oggi ad avere una sua startup con il valore di 1.3M di Euro, vi consiglio vivamente il suo blog in cui racconta i vari step che si sono susseguiti nella sua splendida avventura. La cosa principale che Stefano teneva particolarmente a sottolineare è stata la passione, elemento di vitale importanza per poter portare avanti la propria Startup. La giornata è continuata con gli interventi di Lino Picheo imprenditore ed investitore che è venuto a parlarci di cleanTech un settore che al momento attrae la maggior parte dei fondi di Venture Capital che ci sono nel mondo e del Prof. Alberto Mattiacci dell’Università la Sapienza che ha tenuto una lezione sul come individuare nicchie di mercato profittevoli.

Mentre anche la seconda giornata correva via, nei pochi momenti liberi i team cominciavano a lavorare alle proprie business idea, cercando di capire se c’erano delle possibilità sul mercato per l’idea in questione e iniziando a preparare i vari aspetti della presentazione, mercoledì già ci aspettava la prima Peer Review, il momento in cui si provano le presentazioni e si riceve pubblicamente tutti i feedback degli altri presenti nella stanza senza diritto di replica. Mi sono ritrovato a organizzare e portare avanti il lavoro del mio team che mi aveva nominato leader del progetto e non è stato affatto facile capire subito come poter collaborare e come poter coordinare i compiti ed i ruoli dei vari membri. Per aumentare un altro po’ il coefficiente di difficoltà del progetto ci ha pensato anche Telecom Italia che ci ha lasciato fino a mercoledì senza la possibilità di accedere ad  internet, costringendoci la sera dopo cena a scendere con i computer nel centro di Allumiere per usufruire dell’ottimo servizio gratuito Provincia Wi-Fi che conta numerosi hotspot su tutto il territorio della Provincia di Roma.

Tant’è infatti che Mercoledì quando siamo arrivati alla nostra prima Peer Review il risultato è stato un disastro totale, slides appena abbozzate e pitch che era a dir poco inguardabile, con conseguente lapidazione pubblica!
Vi posso però garantire personalmente (visto che ero sul “patibolo”) che la sensazione è stata tanto brutta quanto formativa. Fortemente motivato (Augusto è stato bravissimo con tutti noi anche in questo) e deciso a fare molto meglio ho lavorato no-stop a presentazione e pitch fino a notte fonda e dopo solo 24 ore ci siamo ripresentati alla Peer Review del giorno con una preparazione neanche lontanamente paragonabile a quella del giorno prima. Tutti i team hanno mostrato dei progressi incredibili in un solo giorno, le osservazioni di Augusto, una persona che di pitch ne ha fatti molti (e bene) e visti ancora di più, sono estremamente ben mirate e allo stesso tempo fanno capire esattamente cosa c’è bisogno di cambiare.

I giorni sono volati via accompagnati da altri seminari uno più interessante dell’altro, si sono susseguiti in ordine cronologico quello di Carlo Alberto Pratesi sul  Marketing innovativo, quello di Paolo Merialdo sui trend e modelli di business nel Cloud Computing, quello di Gianmarco Carnovale sull’Over The Top TV e quello di  Clara Tosi Pamphili su trend emergenti nel fashion.

Senza neanche accorgercene ci siamo ritrovati a Venerdì mattina pronti a ricevere gli ospiti della giuria e ad effettuare le nostre presentazioni finali, i team hanno presentato tutti dei lavori estremamente interessanti e ben curati, i pitch zoppicanti e le presentazioni grezze di neanche 48 ore prima erano un ricordo che sembrava lontano anni. I progetti erano i seguenti:

  • ClimatEstates: un sistema orientato alla previsione a lungo termine delle condizioni climatiche di qualsiasi zona geografica per costruire residenze di vacanza di lusso con la certezza che il clima non subirà significativi cambiamenti nei 50 anni a seguire.
  • Youtique: un portale che permette l’incontro tra tutti i giovani che escono ogni anno dalle accademie di moda in italia e chi vuole acquistare abiti e accessori artigianali unici nel loro genere
  • Rolemaker: un sistema che permette una più facile gestione degli accessi alle risorse informatiche di un azienda
  • Iteras: un applicazione mobile che consente di vivere le città con percorsi turistici originali e che siano in linea con il profilo degli utenti che la utilizzano
  • QuickJobs: la nostra applicazione che permette di delegare altri utenti, di compiere semplici operazioni per conto nostro, che altrimenti richiederebbero la nostra presenza fisica in un determinato luogo con conseguente spreco di tempo, l’applicazione permette “di beneficiare dell’ubiquità a basso costo” (cit. Giulia Lucarelli)

L’esperienza è stata fantastica e si è conclusa nel migliore dei modi, io e il mio team insieme a quello di ClimatEstates abbiamo vinto il diritto a partecipare allo Startup Master organizzato da dPixel !  L’iniziativa è stata un successo, tutti i partecipanti sono rimasti entusiasti dei cinque giorni di lavoro di gruppo, inutile dire che consiglio a tutti di tenersi liberi per l’Innovation Camp 2011.

Alcuni dei partecipanti dell' Innovation Camp 2010