Come NON si fa una startup: Istruzioni da NON utilizzare.

Marzo 2010, di ritorno da una breve vacanza a New York ho tra le mani Entrepreneur un noto magazine il cui titolo è più che esaustivo. Al suo interno trovo un articolo che parla di Groupon e del suo modello (quando ancora era basato sul tipping point per abilitare il deal) e rimango incantato. Mi sembrava geniale, una cosa del genere poteva funzionare perfettamente anche in Italia. Università finita lavoro part-time e progetti su commessa perchè non mi andava di infilarmi a fare stage post-lauream in grandi aziende software.. sai che quasi quasi provo a farlo anche io?

Premesse:

  1. non sapevo neanche come si scriveva “Startup”
  2. all’non avevo minimamente un network di persone che lavorassero su prodotti web e startup con cui confrontarmi
  3. non avevo idea a cosa andavo incontro ma I didnt give a fuck!

La cosa buona in questo caso è che qualsiasi passo fai, giusto o sbagliato che sia, sarà sempre un momento formativo per capire come funzionano questo genere di cose. Il rovescio della medaglia del non sapere cosa conta veramente all’inizio, è che si cerca di fare tutto insieme, senza una strada pianificata o cominciando dalla parte sbagliata. Questo porta facilmente ad un progetto mal realizzato, che fa svanire l’entusiasmo dell’impresa e comporta anche una discreta perdita di soldi su elementi che non portano la tua startup a prendere vita come dovrebbe.

Tornato dal viaggio ne parlo con un amico (non farò nomi di nessuno perchè non ho chiesto il permesso e non mi sembra il caso di svegliarli alle 2 di notte), studiava per la specialistica e lavorava part time, era interessato al progetto e così iniziamo a lavorarci su. Il primo problema che emerge è: “Come comincio lo sviluppo di una webapp discretamente complessa se non ho tutte le skill necessarie?” (qui ci sarebbe da aprire una parentesi sulla formazione che viene data all’università, facoltà di Ingegneria Informatica, ma non è questo il luogo e il momento). Bè le alternative sono poche, se non sei in grado di farti da solo il prodotto o te lo fa qualcun’altro oppure non lo realizzi. La risposta? Outsourcing. Nel momento in cui non è la tecnologia ad essere il tuo punto di forza ma il servizio commerciale ci può stare che il prodotto te lo fa qualcun altro.

Pro: Hai un prodotto che altrimenti non saresti riuscito ad ottenere, lo ottieni in tempi decenti e a costi contenuti (si puo fare più facilmente cercando verso Est, ma non aspettatevi chissà che livello di eleganza del codice o soluzioni tecnologiche fantastiche, tutto il mondo è paese, poco pagare, poco avere).

Contro: Rischi di essere fortemente dipendente dal fornitore, prima, durante e dopo lo sviluppo. Se l’indiano di turno non si fa sentire su skype o via mail sicuramente non prenderai un aereo per andarlo a cercare a Bombay quindi tieni conto che se gli viene una crisi spirituale diventa anche un problema tuo. La comunicazione di un concetto per te apparentemente banale può diventare una cosa davvero complicata, non puoi dare nulla per scontato e devi redigere un capitolato tecnico come se lo dovessi spiegare ad un bambino di 5 anni.

Execution:

Bene ci eravamo fatti un idea dei costi e il gioco valeva la candela, a fronte di un investimento non troppo oneroso c’era la possibilità di creare un attività potenzialmente molto redditizzia così decidiamo di avviare i lavori. Trovo un team di sviluppo indiano su Elance.com, sembra che sappiano di cosa parliamo ed hanno già un clone di groupon funzionante (anche se non altrettanto appealing come grafica), concordo tempistiche e milestones e ragiono su tutte le cose che pensavo di mettere in più o in meno rispetto all’attuale versione che avevano.

A posteriori posso dire che questo è stato uno dei primi gravi errori, non si può pensare a monte dell sviluppo di immaginare un prodotto completo in tutte le sue funzioni, mi sono fatto ingannare dal voler tutto e subito per potermi slegare dal team di sviluppo in tempi brevi (e questo ce l’hanno spiegato addirittura all’università!). Superata la fatica e il tempo serviti per scrivere il documento ed averlo discusso, pianifichiamo le date di consegna e diamo il via ai lavori. Effettivamente era un po un controsenso, chiedere di far rimettere mano ad un prodotto che era già stato pensato per clonare quel servizio è stato decisamente sciocco. La giusta da fare sarebbe stata farsela consegnare così come l’avevano e testarla sul mercato riducendo al minimo il Time-to-market, feature aggiuntive cambiamenti di rotta, pulsantini di share più o meno articolati dovevano venire molto dopo.

Poco tempo dopo raccolgo un altro potenziale socio, un amico con una buona rete di conoscenze su Roma e tanta voglia di fare, studi terminati, andava colloquiando in cerca di lavoro. Iniziamo a stilare un elenco dei primi potenziali partner, ragionare su nome e payoff e a cosa fare per riuscire ad ottenere visibilità tra gli utenti.
Alla prima SAL ci viene mostrata il design messo in piedi che non era esattamente un bijoux e così piuttosto che dover descrivere dettagliatamente come lo immaginavo ad un indiano dall’altra parte del globo scelgo di farmelo da solo su photoshop e mandarglielo affinchè ne facessero lo slice e lo applicassero, questo però ha messo in stop i loro lavori e aggiunto nuove cose da fare a me.

Diventando sempre più attivo sul web entro in contatto con il network italiano di startupper ed eventi di networking a cui inizio a prendere parte. In questo circuito conosco una splendida persona che già lavorava con una sua azienda, gran capacità di execution e ottime compentenze, sono felicissimo di averlo incontrato e ad oggi è diventato un amico. Come tutti gli altri a bordo, non poteva garantire un commitment full time ma il contributo in termini di risorse e competenze che avrebbe apportato al progetto erano fantastiche.

Bad News:

Intanto i competitor cominciavano ad arrivare, CityDeal (poi acquistato da Groupon) aveva già le spalle grosse in europa e si stava affacciando sul mercato italiano, Glamoo era partito con un modello leggermente differente, Groupalia (dalla Spagna) aveva appena chiuso un secondo round di finanziamento e dichiarando che sarebbe arrivato nel belpaese, poi KGBDeals, Let’s Bonus, Poinx e altri ancora.. il mercato si stava affollando alla velocità della luce!

Iniziamo ad avvicinarci anche noi al lancio del prodotto, il servizio è orientato alla vendita e sin dall’inizio richiede la capacità di poter fatturare verso i commercianti quindi non c’è scampo che aprire una società che ci permetta di lavorare. Trovare un commercialista abbastanza sveglio e al passo con i tempi del web poter capire come strutturare la società non è stato affatto facile ma per fortuna con questo siamo capitati bene, abbiamo anche il notaio e siamo quasi pronti a firmare. Costituire una società che eroga un servizio su web in Italia non è cosa da due minuti, le categorie Ateco rispecchiano ancora le attività di 20 anni fa la voce più avanguardista per chi opera su Internet è Portale Web.
C’eravamo quasi, avevamo deciso come strutturare le cose se non fosse che ad un paio di settimane dall’incontro con il notaio il secondo socio riceve un offerta di lavoro in cui non sperava più e decide di lasciare.

Al di là delle scelte soggettive che ognuno fa e di cui non voglio entrare nel merito, credo che anche qui ci siano stati dei miei errori, non credo di essere mai veramente riuscito a far innamorare del progetto le persone che ne stavano prendendo parte. A tutti sembrava una cosa buona su cui stare a bordo, una cosa che valeva la pena di fare visto l’investimento richiesto, ma probabilmente nessuno aveva mai creduto che la cosa potesse diventare realmente il loro lavoro.

Con la stessa sfortuna con cui stavo perdendo un socio ne trovo un altro a cui andava di entrare in gioco, un persona davvero formidabile ed unica nel suo genere. Purtroppo intanto il panorama era cambiato, Groupon era arrivato in Italia, pensiamo di ridiscutere alcuni punti del progetto anche se non avevamo un gran capitale da investire, e così pensiamo a come dare valore aggiunto al prodotto implementando funzioni che permettesero di differenziarci dai competitor. Pivoting prima ancora di partire. Aggiungetelo alla lista delle cose che non vanno fatte. Si perchè il tempo a disposizione è sempre meno, per andare veloci ci siamo ri-affidati a chi conosceva meglio la piattaforma realizzata (gli indiani) e in tutto ciò stavamo tardando il lancio ufficiale per aggiungere funzioni e servizi che non sapevamo neanche quanto sarebbero state accettate dal mercato.

Iniziamo a modificare il prodotto, e facendo due conti, per come era evoluta la situazione, era necessario poter attingere ad un capitale più sostanzioso per stare a galla, stavamo emulando un modello già esistente, in una posizione estremamente svantaggiata quindi non eravamo appetibili per VC o Angels di turno, così decido di iniziare a farmi il tour delle varie iniziative pubbliche. Fondi regionali, comunali, nazionali, la maggior parte dei bandi sembra strutturata appositamente per non darti la possibilità di prendere i soldi, l’iter è una cosa agghiacciante e persone con cui devi confrontarti sono anche peggio.. e loro dovrebbero essere la porta di accesso all’innovazione sul fronte della pubblica amministrazione? Andiamo bene. Spezzo una lancia giusto in favore del BIC Lazio che è l’unico ente in cui ho avuto modo di parlare con delle persone un minimo più aggiornate sui fatti e apparentemente ben predisposte all’ascolto.

Keep your eyes wide open

Nelle stesse settimane in cui porto avanti la possibile raccolta di un finanziamento da parte del BIC riceviamo un contatto per un opportunità che appariva interessante. Ci contatta un investitore che gestisce un incubatore Y-Combinator like a Roma e ci dice che avere un offerta da proporci.
Ci presenta un dirigente di una società che si stava interessando al settore del group buying era venuta a sapere di noi veniamo contattati per discutere una possibile acquisizione per essere integrati all’interno di una progetto più grande su cui stavano lavorando.
A noi non sembrava vero, avrebbe dato modo allo nostro strumento di ottenere degli ottimi canali di comunicazione e una buona rete commerciale di vendita svincolandoci da un “chicken egg problem” non da poco. Noi saremmo stati a bordo con una quota di minoranza portando know-how e piattaforma, la persona alla guida della società avrebbe tenuto sotto controllo la maggioranza della nuova entità portando i canali commerciali e il suo grosso network (almeno così diceva, non c’è mai stato modo di testarlo con mano), e la l’investitore di cui sopra avrebbe apportato del capitale per avere una sua fetta.
Si susseguono degli incontri più o meno ravvicinati, riusciamo a coinvolgere un ragazzo che si era appena dimesso da Groupon per seguire l’aspetto commerciale, ci mettiamo a lavoro per dare supporto operativo al progetto (sostenendo una serie di costi) mentre portiamo avanti la trattativa di acquisizione. Troviamo un accordo informale e ci prepariamo ad ufficializzare il tutto.

Lieto fine? Eh no, non proprio. Il businessman diventa gradualmente un entità ectoplasmica. Proviamo a chiedere supporto e qualche spiagazione all’investitore che ci aveva coinvolto in questo “affare” e che vorrebbe fare network e ricreare un angolo di Silicon Valley a Roma ma se ne è lavato le mani. Il risultato è stato scoprire più tardi che il businessman molto probabilmente non ha mai avuto intenzione di collaborare con noi ma si è messo nella posizione di scoprire il più possibile del settore per poi farsi gli affari propri. Fine dei giochi.

Business is business, lesson learned.

Mi consola il fatto di essere venuto a sapere di diversi altri feedback poco carini nei confronti dell’investitore che ci ha tirato in ballo a questa cosa, vuol dire che poteva succedere a chiunque, per un momento avevo pensato che fossimo noi che avevamo qualcosa che non andava.

Conclusioni

Ad un anno e mezzo di distanza sono entrato in contatto con gran parte dell’ecosistema delle startup in italia, ho accumulato esperienza grazie al networking e prendendo parte a fantastiche iniziative formative come InnovactionLab o StartupWeekend. La storia senza lieto fine di certo non mi ha fermato e ora sono concentrato su nuovi progetti. Il network degli Indigeni Digitali che coltivo insieme a Fabio Lalli sta esplodendo, una nuova avventura di lean startup che si chiama Hoobee è nata da poco e sta raccogliendo ottimi feedback e ancora altre idee sono pronte ad essere messe in piedi. Spero che questo estratto possa tornare utile a quanti nutrono speranze di costruirsi una propria startup, possa servire a dimostrare che il fallimento è un passaggio formativo e non un marchio a fuoco che ci portiamo dietro per tutta la vita, una cosa che in Italia ancora non sembra essere molto accettata.

Anche Andrew Mason, CEO di Groupon, aveva fallito prima di intraprendere la sua impresa di successo. Magari è un buon segno ;)

PS: ci sono molti aspetti tralasciati per non rendere questo post eccesivamente lungo ma sono disponibilissimo a discuterli insieme  quindi sentitevi liberi di commentare come meglio credete.

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About Giuliano

An entrepreneur and software engineer who loves internet products. PR and Influencer by nature. Part-time professor. 8 years of experience in project management and software development. I had the opportunity to delve into several specialties: project management, product management, customer development and online communication. I'm now 24/7 committed on Stamplay, a startup I co-founded that will be a life changer for every web designer on earth.

  • http://www.netbooknews.it Riccardo P

    Utile, bella lettura, grazie.

  • http://twitter.com/fabriziofaraco Fabrizio Faraco

    Grande. Per chi come me ha fatto il suo primo start up nel 1985 con un venture capital che operava negli states (nel 1984 vivevo a Boston) ma di famiglia italiana sono storie tipiche. Che il fallimento sia una lezione di crescita ci credo molto (infatti sono molto cresciuto). Un solo commento, molti imprenditori di successo sono falliti prima di riuscire (Bill Gates fallì con il GW Basic a Denver, Il primo PC si chiamava Apple II perchè il I fu un fallimento), ma la palma spetta  ad Abramo Lincoln che fallì tre volte prima di diventare uno dei più grandi della storia, non solo americana.

  • http://www.evermind.it Francesco Biacca

    ciao,
    gran bella lettura, su molte cose, da startupper, mi ci sono ritrovato .. anche a me era capitato di ricevere l’offerta per creare uno strumento simile a groupon .. forse la mia fortuna è stata quella di non essere mai stato troppo attratto da quel modello di business (e meno male perchè poi quel progetto non è mai decollato).

    Poi ho una riflessione da fare: forse è un approccio troppo italiano, ma ho sempre diffidato di business angels ed affini, ho sempre avuto la sensazione che l’obiettivo fosse quello di “rubare” l’idea e non farla crescere. Preferisco pensare, utopisticamente, che debba essere un network di professionisti (che in italia manca e che noi di evermind stiamo cercando di creare) la vera forza delle nuove startup – invece di calpestarci i piedi a vicenda, dobbiamo tutti collaborare, condividere idee e conoscenze per poter realizzare un progetto che sia *veramente* di successo

  • http://twitter.com/F_Ricciardolo Fabrizio Ricciardolo

    Abbiamo intrapreso lo stesso tipo di “sfortuna” e in tanti aspetti, fatto gli stessi passi!

    Nel 2009 avevo creato la mia società di comunicazione e il progetto cardine era in stile carta “Nectar” però limitato inizialmente nella capitale e con un target lusso, quindi risparmi e occasioni uniche per il consumatore, fidelizzazione e aumento di volume clienti per le attività. Peccato che il mio socio dopo soli 2 mesi mi ha abbandonato per un posto di lavoro “sicuro” ma da dipendente. Provai a tirare avanti la baracca per circa 6 mesi, cercando anche qualche nuovo socio ma nessuno mai mostrò lo stesso entusiasmo che avevo io, così chiusi i battenti. Avevamo ottenuto € 20.000 a tasso agevolato dal BIC Lazio, l’unico ente che veramente ha creduto nel progetto.

    Ora ho un lavoro che adoro, ma non è mio, abbiamo le rate da pagare del finanziamento e un rimpianto per quello che poteva essere, perchè proprio un anno dopo nacque carta “Nectar” e progetti altrettanto simili come “Paspartù” e tanti altri.

    L’unica cosa buona è pensare di aver realizzato un qualcosa di innovativo nel nostro Paese prima degli altri (non che gli altri abbiano visto noi eh, eravamo troppo piccoli, però l’intuizione di un buon business tira su il morale) e che spesso da lezioni come queste, si impara veramente tanto.

    Dovevamo incontrarci prima caro mio!

    Complimenti comunque, ottima auto analisi, l’ho letta con molto interesse.

    Un abbraccio
    F

  • http://twitter.com/roccorossitto roccorossitto

    :-) ci siamo tutti in mezzo: il fallimento sul web (e non solo) è un passaggio della formazione. #ciaociaoitalia

  • dimitri stagnitto

    Davvero un bel post, scritto con un’ottimo spirito soprattutto :)

  • Luk

    interessante! mi piacerebbe approfondire con te di persona…. spero di essere libero per il prossimo incontro!

  • http://twitter.com/minusrave Giuseppe La Femina

    Grande! Bella lettura. tutti i blog parlano di come fare questo capovolgimento del punto di vista ci voleva proprio!

  • http://giulianoiacobelli.com Giuliano Iacobelli

    Grazia almeno lo spirito si è salvato! ;)

  • http://giulianoiacobelli.com Giuliano Iacobelli

    Si decisamente, Fail fast and cheap, come dicono in silicon valley! 

  • http://giulianoiacobelli.com Giuliano Iacobelli

    felice di aver fornito un punto di vista differente, è da un po di tempo che sta prendendo la FailConf in giro per il mondo. Sarebbe bello vederla anche in Italia :)

  • http://giulianoiacobelli.com Giuliano Iacobelli

    Ti aspetto vivamente al prossimo aperitivo di Indigeni, lo sai che non potrai mancare vero?

  • http://giulianoiacobelli.com Giuliano Iacobelli

    Ti capisco benissimo Fabrizio e la cosa che spesso di mette in difficoltà in queste condizioni è un rapporto di amicizia alla base di tutto. Si può costruire un amicizia su un business ma non si può fare il contrario.

  • Simone

    3 anni fa sono stato contattato da una grossa azienda perchè avevo un progetto che sembrava potessero aiutarmi a sviluppare… dopo 4 incontri ognuno di mezza giornata con consulenti, avvocati e tecnici vari (nell’arco di 6/8 mesi di tempo durante i quali ho scritto volumi su volumi di procedure e funzioni) mi arriva una simpaticissima mail tra la cui righe si leggeva “progetto valido”, “funzioni interessanti” ma soprattutto “al momento riteniamo di non avere le risorse necessarie a supportarlo in maniera adeguata”…

    solo a livello di cronaca nel progetto c’erano 13 pagine dedicate ai gruppi di acquisto.
    questo nel 2008 !!!
    poi ho lasciato perdere tutto perchè 8 mesi a progettare tutto mi avevano snervato.

    ora un paio di idee nuove le ho, se mi suggerite qualche via da seguire o qualcuno vuole saperne di più lasciatemi il vostro indirizzo di posta su questo forum…

    ciao

  • Gerardo graziano

    .. la sostanza in Italia (ma non solo) è che certi termini come StartUp, Venture Capital, Business Angels, ecc. vengono mediati ed importanti nella loro eccezione più deleteria.

    Concordo con i tanti commenti che di fatti sanciscono l’inesistenza in Italia di BA, Incubatori e chi più ne ha più ne metta.

  • http://twitter.com/PROARTLAB PRO ART LAB

    http://www.proartlab.net
    incubatore di idee e imprese qui a Roma mette a disposizione tutti i suoi locali per startuper e imprese con idee innovative. 
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  • Gianni

    So cosa vuol dire tutto questo.
    Avere la mente sempre in moto con un fiume di idee web molte delle quali incredibilmente originali e soprattutto fattibili. Poi sull’onda dell’entusiasmo ne parli a uno o 2 amici che apparentemente dichiarano di essere interessati, ma quando c’è da iniziare i lavori e quindi tirare fuori qualche cash ecco che iniziano i se e i ma.
    Tutto questo mi fa capire che per realizzare un’idea Web oltre all’idea occorre una persona fidata che abbia lo stesso entusiasmo che ho io quando voglio realizzare la mia idea  e che legga le bozze del progetto con gli stessi occhi miei da cui traspare la forte convinzione e determinazione che mi fa capire di avere tra le mani qualcosa che posso realizzare davvero.
    Purtroppo molti non sanno più cosa significa sognare mi dispiace ma è cosi e finchè sarà cosi continueremo sempre a gardare la silicon valley da lontano scorgendola come se fosse una pagina di una favola a noi distante anni luce..

    Non demordo un giorno troverò qualcuno che saprà mettersi in gioco..

  • http://twitter.com/ondesmart Ondes Martenot

    Ottimo articolo, davvero utile e “inspiring” (significativo che non ci sia una parola in italiano per questo concetto!). Devo ancora finire la triennale ed ho un’idea di startup che mi “tormenta” da mesi, non vedo l’ora di finire per metterci le mani concretamente anche se non sarebbe mai troppo presto per cominciare…

    Secondo te quanto pesa non avere un background tecnico (leggi “sapere poco di programmazione e niente di reti, hardware ecc.) nel fondare una Internet startup? (nel frattempo mi sto guardando intorno per trovare geek da consociare!)

  • Gianni00100

    Ondes Martenot cortesemente mi daresti il link di questo articolo?

  • http://giulianoiacobelli.com Giuliano Iacobelli

    Ciao Ondes,

    sono felice che l’articolo sia stato per te di ispirazione, se hai un idea di cui sei veramente convinto comincia a lavorarci subito e non aspettare! Andando avanti avrai sempre meno tempo disponibile per un progetto parallelo quindi a meno che non decidi di mollare tutto e dedicartici a tempo pieno diventerà sempre più complicato realizzare un idea.

    La carenza di background tecnico non ti aiuta, anche se non sarai mai tu la figura che si occuperà degli aspetti tecnologici del prodotto dovresti cercare di documentarti un po altrimenti ti ritroverai nella posizione di doverti sempre fidare di ciò che ti dicono e ti consigliano. Non è però un fattore che ti impedisce di realizzare progetti basta un po di sano networking e poco alla volta i contatti vengono fuori! Conosci gli Indigeni Digitali? 

    a presto!
    Giuliano

  • http://giulianoiacobelli.com Giuliano Iacobelli

    Hai dipinto un quadro perfetto, un team sbagliato è uno fattore che quasi sicuramente ti condanna a morte la startup!

  • Gianni00100

    probabilmente voi ne sapete molto più di me, ma dove si possono travare in italia persone disposte a investire in una web start up? sinceramente provo fastidio quando alcuni blog parlano di concorsi di idee dove ognuno propone la propia idea e solo e soltanto se dovesse piacere al “palazzo” allora avrai qualche aiuto. Non mi piace nemmeno perchè significherebbe urlare ai quattro venti quanto elaborato.. credo che sia leggittimo avere paura di essere derubato di un’idea.. ma allo stesso tempo come si fa a trovare il contante!?

  • http://giulianoiacobelli.com Giuliano Iacobelli

    Gianni in Italia c’è un buon ecosistema di Venture Capital e Angels che sta prendendo vita sempre di più. Ti consiglio di farti qualche ricerca su IAG (Italian Angels for Growth) e VC come Quantica e DPixel.. Sul diffondere l’idea invece sono meno protezionista, qui in Italia il concetto di idea è decisamente sopravvalutato, quello che conta è l’execution. E poi ti assicuro che è più che probabile che per quanto la tua idea sia sensazionale c’è qualcuno da qualche parte nel mondo che ci ha già pensato e che magari è anche più avanti di te nello sviluppo! Quindi non te ne curare troppo e preoccupati di iniziare a trovare persone con cui pensi di poter realizzare concretamente questo progetto. Su facebook ci sono due gruppi di discussione molto validi sul tema e sono http://www.facebook.com/groups/indigeni/ e http://www.facebook.com/groups/italianstartups/  ti consiglio di dare un occhiata li per iniziare!

    Enjoy ;)

  • Gianni00100

    Diciamo che in effetti è cosi tanto ora come ora non ho i mezzi economici per farlo e non diffondendo l’idea non concludo lo stesso un bel niente.. tanto vale provare..

  • http://twitter.com/FedericaGrazia Federica B.

    Ciao! Bell’articolo, davvero molto interessante!!

  • Alessandro

    Ottimo articolo, veramente interessante e formativo… 
    Io insieme a tre amici miei stiamo sviluppando un sito web…..ci troviamo ancora alle fasi iniziale e ce ancora molto da lavorare…….ti volevo chiedere un consiglio….. vorrei partecipare a dei workshop, network, ecc… per confrontarmi, per prendere spunti per avere dei feedback…. ti volevo chiedere, visto che sull’articolo ne parli, dove posso trovare info a riguardo,con chi mi devo mettere in contatto,  per caso potresti darmi dei consigli a riguardo visto che hai vissuto questo tipo d’esperienza.. 

    PS. L’idea mia è che anche se il tuo progetto è fallito l’esperienza e le conosce acquisti restano nel tuo bagaglio culturale e nessuno può privartene…. in futuro ti saranno utili per non commettere gli stessi errori e per sviluppare e indirizzare il tuo team in un percorso sicuramente migliore…..in bocca a lupo per tutto…. Attendo tue risposte

  • http://twitter.com/FrancescoFavaro Francesco Favaro

    Un articolo molto interessante, mi ricorda molto gli insegnamenti letti poco tempo fa in un libro di Eric Ries, fortuna che c’è gente come te che condivide on-line le proprie esperienze.

  • Germano

    Ottimo post! …e soprattutto dopo qualche anno.. è ancora attualissimo!!!