La nobiltà del Social Business

Un paio di settimane fa, ho avuto la fortuna di assistere ad un seminario di Eugenio La Mesa ( CEO di Cure2Children e General Manager di Code Architects) in cui mi ha parlato di un argomento a me sconosciuto fino a quel giorno il Social Business. La mia deformazione professionale da ingegnere mi obbliga ad avere un approccio schematico all’argomento quindi partiamo dalla definizione:

Social Business: un azienda che ha come obbiettivo una causa sociale. Nel social business gli investitori possono progressivamente rientrare del proprio investimento senza poter beneficiare di alcun guadagno. Lo scopo dell’investimento deve essere unicamente il raggiungimento di uno o più obiettivi sociale tramite l’operato della società, gli investitori non devono desiderare nessun tipo di profitto personale. La società essere in grado di raggiungere gli obiettivi sociali stabiliti (ed esempio assistenza sanitaria, assistenza finanziaria, assistenza alimentare, fornire acqua potabile, educazione, ecc.) essendo allo stesso tempo in grado di coprire tutti i costi ed avere profitto come una normale azienda profit.

Al posto del profitto è l’impatto dell’azienda sulle persone e sull’ambiente sociale a misurare il successo di un social business. L’ autosostenibilità della compagnia indica che questa si comporta come un’azienda qualunque.

Questa è la visione che ha avuto Muhammad Yunus, premio Nobel per la pace, un uomo che immagina un mondo in cui imprese che massimizzano il profitto e imprese che massimizzano il loro impatto sociale coesistono. Solitamente da un punto di vista strettamente riferito al massimizzare il profitto puo sembrare inappropriato mirare ad un obiettivo che sia diverso dal profitto stesso, ma il punto è proprio questo, un social business deve essere mirato a portare un miglioramento della società essendo allo stesso tempo generare un profitto per rendersi autonomo.

A questo punto io mi sono ritrovato a chiedermi, perché non si può portare avanti un business facendo allo stesso tempo sia del bene che del profitto? Nulla vieta di farlo certamente, ma avere come unico obiettivo quello sociale permette al CEO di concentrarsi sulle continue decisioni da prendere senza preoccuparsi del bilancio. E questo è fondamentale affinché il CEO possa operare senza subire pressioni da parte degli investitori. Guidare un azienda che ha come obiettivo la risoluzione di un problema sociale continuando a preoccuparsi anche solo minimamente del profitto, significherebbe operare secondo i canoni tradizionali delle imprese.

Il concetto di Social Business con cui Yunus ha lasciato a sorpreso il mondo (me compreso quando ne sono venuto a conoscenza) crea una nuova categoria di business, portando una nuova dimensione nel mondo dell’imprenditoria e trasmettendo una nuovo forte stimolo di coscienza sociale negli imprenditori.

Yunus con questo non intende lanciare un messaggio che dice a chi fa impresa di lasciare tutto o di convertire i propri business in social business, ma dice che se sei preoccupato per un problema sociale, puoi dare un contributo significativo per risolverlo, e magari, sei in grado di trovare una soluzione che possa risolvere il problema a livello globale.

Grameen Bank ne è la prova tangibile. Una banca partita dal basso, da persone che sono andate in giro per i villaggi bengalesi ad offrire piccole somme di denaro per avviare attività imprenditoriali. Una banca in cui i profitti ottenuti servono in parte per restituire il prestito e in parte per rifinanziare l’impresa. Grameen Bank è nata quando Yunus iniziò a prestare 27 dollari a un gruppo di donne che facevano dei cesti dandole la possibilità di espandere la loro attività permettendole di aumentare la produzione.

Uno dei punti principali su cui si concentra il modo di agire di Yunus è che si devono aiutare i poveri a provvedere a se stessi. Yunus dice che concedere l’elemosina quando un mendicante tende la mano non sarebbe un aiuto, anzi, innescherebbe un circolo vizioso. E la storia fino ad oggi gli ha dato ragione, Grameen bank ha un capitale che ammonta a 6 miliardi di dollari, con un tasso di rientro per i prestiti che supera il 99%.
Un altro esempio di Social business è stata la costituzione della Grameen Danone Foods, un azienda che ha come obiettivo quello di vendere a basso prezzo prodotti arricchiti di elementi mirati a colmare le carenze nutritive dei bambini residenti nelle aree rurali e portare dei significativi miglioramenti in 20 mesi.

Yunus è convinto che molti imprenditori di successo e personaggi illustri del mondo dell’impresa applicheranno le loro abilità e conoscenze a questa nuova filosofia di business. Un mercato completamente nuovo con nuovi indici di misurazione di successo, un processo che porterà alla totale eradicazione della povertà nel mondo. “Grameen“, dice Yunus, “è un programma che consentirà di un giorno di portare i nostri figli in un museo per fargli vedere cosa fosse la povertà. E allora ci chiederanno come sia stato possibile che ciò accadesse così a lungo“.

In conclusione, immancabile, arriva la parte “social” nel modo più tradizionale in cui lo intendiamo noi amanti del web. Il progetto Kiva.org, uno dei più efficaci ed affermati social network per il microcredito peer 2 peer. Il sito permette di agli utenti di scegliere un imprenditore in un paese in via di sviluppo e di concedere loro un prestito per realizzare il proprio progetto. Nella maggior parte dei casi si tratta somme modeste e per chi volesse aiutarli può farlo versando con un prestito che parte da un minimo di 25 dollari. Io appena scelto Francis Juma, 44 anni, un imprenditore keniota che mira ad espandere il proprio pollaio per poter aumentare le vendite delle uova. A me non resta che cliccare sul pulsante “Lend” e augurargli buona fortuna, e voi?

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About Giuliano

An entrepreneur and software engineer who loves internet products. PR and Influencer by nature. Part-time professor. 8 years of experience in project management and software development. I had the opportunity to delve into several specialties: project management, product management, customer development and online communication. I'm now 24/7 committed on Stamplay, a startup I co-founded that will be a life changer for every web designer on earth.