L’ App-economy e l’universo del mobile.

Qualche giorno fa ho avuto la possibilità di tenere una lezione sul mondo del mobile e l’universo delle App per una casa editrice che era intenzionata ad approcciare una realtà ancora poco conosciuta per diversi aspetti.

Mi piaceva l’idea di trascrivere qui il filo-logico del mio discorso per condividere anche con voi le mie riflessioni e ricerche su questo ecosistema che negli ultimi 2 anni ha rivoluzionato il modo di vivere il web e il modo di veicolare applicazioni software su qualunque dispositivo.
Le App moltiplicano il valore e il potenziale dei nostri tablet e dei nostri smartphone, e non vi venga in mente che sia roba da Geek o smanettoni, il mondo delle app è già stato per molti un occasione di accumulare vere e proprie fortune. Ha dato vita ad un nuovo ecosistema, la cosidetta App-economy, che ha creato nuovi modi di fare business.

App-economy who?

La App-economy è un meccanismo economico ben preciso in cui sviluppatori di terze parti e società di design, creano e distribuiscono per piattaforme differenti come smartphone, tablet, internet Tv, e social media.Attualmente gran parte del pubblico tende ad associare il termine App agli smartphone. Questo non è esatto, qualasisi strumento connesso al web puo avere un suo app store. Inoltre, ogni volta che ci si fa riferimento ad uno store di applicazioni, Apple AppStore per iOS domina l’immaginario collettivo.
Tutti i big come Google, Amazon, Facebook e Microsoft hanno già aperto i propri app store per una grande varietà di offerte. Una delle cose migliori che questi negozi hanno fatto è  stato colmare il divario tra grandi aziende di sviluppo di applicazioni e singoli sviluppatori di piccole dimensioni. Un App Store, come suggerisce il termine, è un store online dove gli utenti possono scaricare ed installare nuove applicazioni, a titolo gratuito e non, per una vasta gamma di piattaforme, tra cui smartphone, desktop, tablet, piattaforme social ecc ecc.
Parlando del settore smartphone, una ricerca commissionata da Getjar ha previsto che il valore dell’industria globale delle app per smartphone dovrebbe raggiungere i 17,5 miliardi entro il 2012. In termini di numero di download, il documento di ricerca calcola che il download mobile apps doverbbe crescere fino a 50 miliardi nel 2012 dai 7 miliardi del 2009.
Inoltre, un’altra ricerca condotta dalla società di analisi Yankee Group ha sottolineato che il business mobile applicazioni nei soli Stati Uniti si attesterebbe a 1,6 miliardi dollari nel 2010, e si passerebbe a circa $ 11 miliardi nel 2014.

Concentrando la nostra attenzione sui dispsitivi mobili, anche se si sente parlare quasi esclusivamente del celebre smartphone Apple, questo non ha la maggiornaza del mercato degli smartphone. Android, Nokia e RIM hanno delle fette di mercato assolutamente non trascurabili.

Quali sono gli aspetti e le valutazioni che deve fare un azienda che vuole affacciarsi nel mondo del mobile? Dal tipo di app da creare, ai contenuti da veicolare, alla frammentazione del panorama dei device che supportano app, dallo sviluppo concreto al modo di renderla nota ai propri utenti, dal modello di revenue diretto e non da definire fino al più semplice grattacapo di App gratuita vs App a pagamento, sono molti gli aspetti da analizzare con cautela ed evitare di fare investimenti azzardati quando ci si avvicina per la prima volta al mondo del mobile.

I modelli di revenue sono molteplici in questo panorama, se mi chiedeste di elencarvi i primi che mi vengono in mente e che mi sembrano più consolidati vi direi:

  • vendita: semplice e diretto, ma bisogna tenere conto che la concorrenza è altissima ed ha bruscamente abbassato i prezzi.
  • advertising: forse la spina dorsale del mondo dell’ industria delle app, in particolare in periodi meno rosei in cui gli utenti scaricano applicazioni a pagamento in modo molto più moderato.
  • freemium: un modello di vendita ibrida in cui si realizza un applicazione gratuita con delle funzionalità di base, e successivamente, generare ricavi offrendo una versione pro più completa a pagamento.
  • beni virtuali: questo è più vicino alle app legate ai social media, consiste nella vendita di beni virtuali e oggetti all’interno dell’applicazione. Farmville ne è un celebre esempio.
  • abbonamento: ancora non troppo popolare, questo tipo di modello potrebbe essere pronto ad esplodere, nel mondo delle app sono già presenti Netflix e Hulu e molti altri servizi di streaming si stanno muovendo in questa direzione

How to App?

Molti sistemi di smartphone supportano app a pagamento e gratuite. Le applicazioni a pagamento hanno un prezzo che va allo sviluppatore o all’azienda creatrice dell’app detratto di una commissione (quella più usata per questo mercato è del 30%).
Ma è anche possibile trovare soluzioni di monetizzare lo sviluppo di un app, indirettamente, con le app gratuite. Quali sono gli aspetti da considerare prima di effettuare una scelta tra due modelli diametralmente opposti come questi?

Da un lato avere un prezzo molto basso o addirittura gratuito significa avere molti più download (e visibilità) rispetto a quanti non se ne possano ottenere vendendo la propria app con un prezzo più alto. Ad ogni modo pubblicare un applicazione con un elevato livello di qualità giustifica un prezzo di vendita ragionevolmente più alto ed ha lo stesso ottime possibilità di distinguersi dalla massa.
Per alcuni brand e servizi gli utenti iPhone sono predisposti a pagare. Sembra che il ritorno sull’investimento potenziale sull’ Apple AppStore superi significativamente quello del rivale Android Marketplace, in accordo con alcune dichiarazioni di esperti del settore le revenue proveniente da AppStore sono quasi 100 volte maggiori di quelle provenienti da Android. A Dicembre 2010 AppStore contava 300.000 app pronte per il download, ci si può trovare veramente di tutto ;) .

Quindi se si vuole mirare ad avere un numero massimo di download – che sia per un estensione del proprio brand o che sia un operazione di marketing poco importa – sicuramente optare per un applicazione gratuita è la soluzione migliore.
Una soluzione ibrida può essere offrire servizi di base in modalità gratuita a tutti i clienti e altri servizi avanzati o contenuti con un esperienza più ricca per l’utente a determinati costi. Sono moltissimi i casi di applicazioni disponibili in versione Free e Pro, o altre che permettono di effettuare il download di funzioni aggiuntive con l’acquisto di queste direttamente all’interno dell’applicazione

Avere una strategia ben chiara e definita è la prerogativa principale per farsi strada con successo in questa industria così dinamica e dalle molteplici facciate, bisogna capire come monetizzare nel miglior modo l’app, come portarla sul mercato e renderla nota, decidere se raggiungere solo alcuni specifici device o preferire un approccio cross-platform e come affrontare i costi di sviluppo.

Entrando un po più nel merito della vera creazione di un app ci sono alcuni aspetti principali su cui occorre concentrarsi:

  • Comprendere le esigenze dei propri utenti: questo requisito è la chiave in ogni tipo di business e quello delle applicazioni non è escluso. Tuttavia in questo contesto, a causa l’elevato grado di dinamicità, la domanda degli utenti diventa più critica.
  • Unicità: E un luogo comune, ma è importante. Gli utenti devono comprendere chiaramente come l’applicazione data gli sarà utile, e perché l’applicazione è unica. In conclusione, il modo in cui l’app propone un suo valore unico dovrebbe essere comunicato in modo chiaro e diretto agli utenti
  • Facilità d’uso: è importantissimo rendere le app facilmente navigabili e fruibili, quelle che hanno una complessa interfaccia utente e le funzionalità poco comprensibili sono destinate a fallire.
  • Mantenimento: una volta che l’applicazione viene pubblicata bisogna mantenere alto l’interesse degli utenti. In questa fase sono fondamentali creatività, efficienza di sviluppo e attaccamento al progetto.

E’ molto importante stabilire delle giuste metriche per essere in grado di capire se stiamo facendo bene nella nostra corsa al mobile. Misurare il successo di un applicazione non significa solo guardare al numero di download effettuati, bisogna utilizzare diverse metriche come la cosidetta “stickiness” ovvero per quanto tempo l’app resta installata nel device e in che misura gli utenti continuano ad usarla mesi dopo il download.
In un’ ipotetica proiezione di un app che ottiene 100’000 download ma che viene eliminata due giorni dopo non è esattamente il caso di definirlo un successo. Tutt’altra storia per un applicazione viene scaricata e continua ad essere usata dopo mesi. Data la grande possibilità di scelta nel panorama delle app, se i nostri utenti continuano ad usarla nel tempo allora significa che ne traggono un vantaggio e un valore che si traduce con una continuità di engagment con il brand o il servizio associato all’app.

I business che approcciano il mobile hanno quindi bisogno di analizzare metriche che identifichino il valore che l’utente ne trae durante il periodo di utilizzo come ad esempio: il tempo medio quotidiano o il numero di conversioni di upgrade alla versione a pagamento.

Ok, credo di avervi annoiato abbastanza, chiudo con le slide realizzate per l’occasione e ringrazio vivamente Nicola Salvi per l’opportunità che mi è stata data. Come sempre feedback, pensieri random e commenti sono i benvenuti!

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About Giuliano

An entrepreneur and software engineer who loves internet products. PR and Influencer by nature. Part-time professor. 8 years of experience in project management and software development. I had the opportunity to delve into several specialties: project management, product management, customer development and online communication. I'm now 24/7 committed on Stamplay, a startup I co-founded that will be a life changer for every web designer on earth.

  • http://www.intothecloud.it Luigi

    Approfondimento interessante complimenti. Mi è piaciuta particolarmente la parte su come misurare il successo di un’app. Proprio l’altro giorno riflettevo sul fatto che il modello di revenue delle applicazioni a pagamento sta peggiorando sempre più a favore dei pagamenti in-app.

  • Serpentium

    Maestro é “gratis” di chris anderson, direttore di us wired, su come ad esempio il freemium é funzionale e funzionante

  • Pingback: HTML5 a portata di mano | Giuliano Iacobelli

  • Pingback: E cosi hai un' idea geniale per un app eh? | Giuliano Iacobelli

  • Lolyloly4682

    come si può sintetizzare il concetto di App?

  • http://giulianoiacobelli.com Giuliano Iacobelli

    un este