Open Data 101: le possibilità dell’informazione pubblica

Era un po’ che volevo trattare un argomento che ha catturato la mia attenzione da tempo, quello dei Dati Aperti, meglio noti come Open Data. Un concetto che unisce sia il futuro dell’ E-Government sia il futuro delle tecnologie Web e delle evoluzioni degli standard Web al servizio delle istituzioni.

Cito testualmente da wikipedia: “Con Dati aperti, comunemente chiamati anche con il termine inglese Open Data anche nel contesto italiano, si fa riferimento ad una filosofia, che è al tempo stesso una pratica, che implica che alcune tipologie di dati siano liberamente accessibili a tutti, senza restrizioni di copyright, brevetti o altre forme di controllo che ne limitino la riproduzione. L’open data ha alla base un’etica simile a una tutta una serie di altri movimenti e comunità di sviluppo “open”, come l’open source e l’open access. Nonostante sia la pratica che l’ideologia che caratterizza i dati aperti sia da anni ben consolidata, con il termine “Open Data” si identifica una nuova accezione piuttosto recente e maggiormente legata a internet come canale principale di diffusione dei dati stessi.

Il tema dell’Open Data, e più in generale dell’ Open Government è stato posto sotto i riflettori quando Barack Obama, in una famosa direttiva del dicembre scorso, a puntato sull’economia dell’immateriale come motore principale per il rilancio dell’economia USA.
Trasparenza, partecipazione e collaborazione sono i concetti che stanno alla base delle politiche di E-Government dell’amministrazione americana, che definisce il formato open dell’informazione: “un formato che non sia dipendente dalla piattaforma, che sia machine-readable (leggibile dai calcolatori), e reso disponibile pubblicamente consentendo il riuso dell’informazione in questione”.

Poco tempo prima anche Tim Berners Lee (semplicemente il co-inventore del World Wide Web) aveva fornito un chiaro panorama, suggerendo soluzioni tecnologiche adatte per la libera circolazione dei dati sul web che potete vedere in questo famoso intervento al Ted 2009

Dov’è il vantaggio nel rendere disponibili pubblicamente questi dati? Come può generare Business?
Rilasciare pubblicamente i dati della PA da la possibilità a sviluppatori ed utenti di rielaborarli e creare strumenti di cui può beneficiare la PA stessa. Progetti come Smart Cities di Engineering, un servizio di mashupche per fornire servizi interattivi della PA attraverso strumenti del Web 2.0 (Facebook, Google Map, Skype) che sono decisamente più vicini ai cittandini delle intricate e complesse vie burocratiche del lato analogico della Pubblica Amministrazione. Questo a dimostrazione del fatto che rendere disponibile i dati non è una perdita per la PA che li ha generati.
I dati relativi alla salute pubblica e all’incidenza delle malattie sarebbero sicuramente molto utili ad iniziative come quella di pazienti.org che intende contribuire al miglioramento del servizio sanitario con una piattaforma collaborativa tra pazienti e operatori.
Un maggiore orientamento verso un amministrazione più Open, darebbe moltissime possibilità ad una incredibile serie di startup che potrebbero sfruttare queste opportunità di economia immateriale andando a rappresentare quel nuovo sistema produttivo che, lentamente, andrebbe a sostituirsi a quello della produzione fordista oggi in crisi. Senza contare che sarebbe di grandissimo aiuto per l’innovazione della PA stessa a cui non servirebbero più piani mastodontici e investimenti giganteschi, ma gli basterebbe ridurre gli ostacoli che si incontrano nel reperire questi dati.

E’ chiaro che nella condivision degli open data si debba necessariamente curare anche la fruibilità di questi, pubblicare immensi listati di informazioni in formati eterogenei e poco strutturati non è la soluzione migliore, Il valore dei dati si misura sopratutto nel modo in cui il pubblico può sfruttarla per l’analisi ed il riutilizzo.

Questo aspetto è stato trattato dal sopracitato TBL definendo i “linked data” come delle entità che non hanno in se delle proprietà relazionali, sono grezze, sono “data raw”. Dati che presi singolarmente non sono molto utilizzabili ma è possibile estrarre valore combinandoli tra loro. Tim parla dunque di un modello che mira all’interoperabilità , per far fare ai dati quello che ad oggi fanno i link, garantendo la bidirezionalità della relazione e incoraggiando l’approccio semantico.

Solo per darvi un idea delle possibilità e del gran numero di applicazioni che gli Open Data possono generare vi consiglio di visitare: http://opendataapps.org/ una directory con un elenco di App nate dagli open data di Ottawa in Canada, o anche http://www.data.gov/developers/showcase per vedere alcune applicazioni nate dagli Open Data americani.

In Italia abbiamo alcuni ostacoli che vanno contro l’Open Government tra cui quelli di natura normativa visto che le nostre norme di privacy, copyright e trasparenza amministrativa non strizzano l’occhio neanche un po’ ad un approccio Open.
La trasparenza non è mai stata molto amata nel nostro paese (chissà perchè.. ) ma spero che i vantaggi e i contributi sempre più evidenti che la liberazione pubblica dei dati possano lentamente spingere la PA a guardare con più fiducia in quella direzione.

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About Giuliano

An entrepreneur and software engineer who loves internet products. PR and Influencer by nature. Part-time professor. 8 years of experience in project management and software development. I had the opportunity to delve into several specialties: project management, product management, customer development and online communication. I'm now 24/7 committed on Stamplay, a startup I co-founded that will be a life changer for every web designer on earth.