Startup: l’anno che verrà.

Settembre è nuovamente alle porte, un’altra estate se ne sta andando e la testa è già proiettata all’anno che verrà. Quest’anno finalmente riuscirò a dedicarmi alla mia impresa fulltime. Non mi sembra vero. Sono quasi tre anni ormai che seguo lo sviluppo dell’ecosistema delle startup in Italia e molte cose si sono evolute e sono cambiate a vista d’occhio. L’ aumento delle persone che vogliono dare vita alle proprie idee e ai propri sogni è cresciuto in modo meravigliosamente esponenziale. E quando dico startupper non parlo solo degli under 25 che vogliono creare il nuovo Facebook che piacciono tanto alla Tv, parlo di migliaia di persone che vanno dai 20 fino ad arrivare ai 70 anni di età. Avete letto bene, 70.

Lo scenario è cominciato a cambiare e la voglia di startup è cresciuta sempre di più: anno dopo anno, è emersa una forma iniziale di vero e proprio ecosistema. L’informazione si diffonde attraverso blog specializzati e attraverso larghe community che si ritrovano su Facebook come quelle di ISS o Indigeni Digitali (disclaimer dovuto: sono segretario e co-fondatore dell’associazione) e l’effetto rete fa il resto. Le business plan competition più famose ricevono migliaia di application. Per citare le più importanti, nel 2011 Working Capital ha raccolto più di 2.000 application, Innovaction Lab è maturato e cresciuto a velocità siderale, Wind Business Factor ha da tempo superato i 10.000 iscritti ed eventi come il Digital Economy Forum diventano sold-out in pochissimo tempo. Insomma il sottobosco della nostrana “rainforest”, usando una buzzword dell’ultimo periodo, c’è e freme per fare.

Ora, però, torniamo un attimo con i piedi per terra. A smorzare l’entusiasmo, la settimana scorsa, arriva il “Global Venture Capital and Private Equity Country Attractiveness Index 2011”, un progetto dell’Università di Navarra in collaborazione con Ernst&Young, che misura quanto è appetibile un paese per investimenti di venture capitali e private equity. L’italia è al 30esimo posto nel ranking (http://blog.iese.edu/vcpeindex/italy/), in discesa di due posizioni dal 2008. Gli indicatore presi in considerazione sono sei: livello di attività economica, grandezza e liquidità dei mercati azionari, livello di tassazione, grado di protezione degli investitori, contesto umano e sociale, cultura e opportunità di impresa. Di questi punti, quelli su cui siamo molto deboli sono il livello di protezione degli investitori e il contesto umano e sociale. Per essere precisi il nostro sistema contributivo troppo complesso favorisce il lavoro in nero e l’evasione fiscale, condizione che spaventa gli investitori e danneggia gli aspiranti imprenditori.

Il governo ha elaborato il risultato della task force per le startup costituita dal Ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera e coordinata da Alessandro Fusacchia per individuare le misure da attuare per creare nel nostro paese un ambiente favorevole alle startup. Il piano sarà presentato a settembre ma ne è stato dato un anticipo al Meeting CL di Rimini mercoledì 22 agosto. Start-up, e-commerce, banda larga, semplificazioni: queste le misure all’insegna dell’innovazione per lanciare la fase due della crescita. Il ministero dello Sviluppo economico ci sta lavorando da tempo e, come annunciato da Corrado Passera, potrebbero arrivare suddivise in più provvedimenti e non in un unico decreto.

Qualcosa di concreto verrà fuori, mi auguro, ma non è la cosa su cui contare di più. Le aziende in Italia si sono fatte anche quando le Srl semplificate non erano state neanche proposte e le fantomatiche NoTax Area non erano neanche state immaginate. Questo è l’anno in cui l’ecosistema deve cercare di consolidarsi indipendentemente dagli aiuti “esterni” della pubblica amministrazione. Non prendetela come mancanza di fiducia, ma una delle filosofie di vita che abbraccio è: “prepared for the worst but still pray for the best”.

Quello che conta è che, ad oggi, abbiamo abbastanza idee, startup e founder con la voglia di spaccare il mondo, la massa critica è stata fatta. Le risorse e le iniziative sono molteplici e sparse, Gianluca Dettori ne ha fatto l’elenco contando 65 contatti tra incubatori, community, business plan competition, siti specializzati e fondi di investimento. Ora servono coesione e mentorship. La prima per sostenere la causa collettivametne, la seconda per contribuire ad aumentare le possibilità di successo delle idee che nascono.

Coesione perché gran parte di queste iniziative devono essere locali per funzionare perché noi non abbiamo una Silicon Valley nella quale queste figure si concentrano maggiormente. Il cosiddetto deal flow è distribuito su tutto il territorio nazionale dal momento che nessuno degli incubatori italiani ha un peso equivalente al Y-Combinator o 500Startups di turno, che altrimenti assorbirebbero la maggior parte dei progetti di qualità. La coesione è fondamentale perché anche se siamo sparpagliati sui nostri 301.340 km quadrati di stivale, ognuno con le sue peculiarità, facciamo parte e sosteniamo lo stesso ecosistema. Il territorio deve continuare a riempirsi di centri di innovazione al fine di continuare a far crescere la “voglia di startup” del paese.

E poi c’è la mentorship, fare gli imprenditori è una cosa difficile che non può essere imparata leggendo sui libri ma con la condivisione dell’esperienza di chi l’ha già fatto. Un tassello non ancora consolidato nel nostro paese è un sostanziale strato di mentorship che si posi sopra la folta fucina di competizioni per business idea e che crei condizioni favorevoli all’incontro con successo tra startupper e incubatori e/o investitori.

Citando un ottimo posto di Massimo Sgrelli:

Sono convinto che la capacità e la fama di chi lancia queste fucine del talento conti più dei soldi che gli investor possono arrivare a scommetterci (che a scanso si equivoci servono tutti!). Non vi è alcun dubbio che siano necessari numerosi elementi per far decollare queste iniziative (esse stesse son delle startup), ma a mio parere, più di ogni altra cosa, servono mentor azzeccati. Serve che gli imprenditori che si occupano di tecnologia in Italia, che qualcosa in questo senso hanno fatto, si mettano a fare un po’ i tutor. Serve gente che voglia investire tanto tempo e che abbia il DNA giusto per dare una mano a questi nuovi hippy italiani – leggete cosa dice il carissimo Enrico Beltramini sull’argomento. I fondatori arroganti di questa nuova generazione di imprese, sanno riconoscere il talento (“Stars don’t work for idiots” ama ripetere John Sullivan HR guru della San Francisco State University). Lo inseguono e lo cercano, ne sono continuamente attirati anche se non necessariamente lo prendono alla lettera.

Servono dei mentor, persone che possano dare un aiuto concreto nel far meglio, nel rendere migliore l’idea di business, nel mettere in discussione prodotto e clienti target. Imprenditori che abbiano una reale passione per quello che facciamo. Io in fondo mi sento sempre e ancora uno startupper: ogni volta che ho 5 minuti ed un foglio di carta davanti cerco di immaginarmi la prossima idea per cambiare il mondo.

A mio parere i mentor migliori sono altri founder, developer come voi che 5-10 anni prima hanno fatto lo stesso percorso. Ragazzi che trasudano la voglia di farcela, hungry to win, talenti senza compromessi. Se a fianco di questi mentor mettiamo anche un minimo soldini per non dover chiedere la mancia a papà a fine mese, per pagare affitto e traffico telefonico, allora abbiamo quello che io intendo per venture mentoring. Nelle università americane ho letto che qualcosa di simile è molto diffuso. E’ un aiuto per i giovani che vogliono diventare i leader e imprenditori di domani, è una mano a far partire il business senza sostituirsi in alcun modo all’imprenditore.

Mi sento particolarmente ottimista per quest’anno in arrivo e ho grande fiducia in generale nell’italia del digitale, sarà perchè in questi 3 anni ho incontrato tante di quelle persone fantastiche che si spaccano la schiena giorno e notte nei loro progetti che prima o poi qualcosa di buono esce fuori per forza.

Siamo sempre più vicini.

E se ogni tanto vi sentite soli o un po’ sconsolati nei vostri progetti andate qui e rendetevi conto di quanto non siete soli http://startup.indigenidigitali.com.
In bocca al lupo a tutti!

  • http://fabiolalli.com Fabio Lalli

    In bocca al lupo per il tuo/vostro progetto.

  • http://twitter.com/claudiobedino Claudio Bedino

    Bravo Giuliano! E in bocca al lupo anche a te e alla tua startup!

  • http://twitter.com/flymeav Alessandro Avagliano

    Bell articolo ! Bravo …coesione e mentroship !

  • http://giulianoiacobelli.com Giuliano Iacobelli

    grazie e crepi il lupo!

  • http://giulianoiacobelli.com Giuliano Iacobelli

    crepi il lupo! Ricambio :)