Caro Umberto Eco, non è casino, è il mondo che continua a cambiare.

Stamane mi sono imbattuto in un post di qualche giorno fa di Umberto Eco condiviso da Pier Luca Santoro. Nel suo pezzo si preoccupa del fatto che: “la quantità di messaggi che passa attraverso la Rete può generare una sorta di ‘censura per eccesso di rumore’. E un’intera generazione rischia di crescere senza selezionare quello che legge.”

Ok buona la prima metà dell’osservazione, decisamente meno la seconda (IMHO eh!).
Lo scrittore si stupisce del fatto che durante un esame, uno studente del triennio ha fatto confusione in merito alla strage alla stazione di Bologna arrivando a dire che era stata attribuita ai bersaglieri. Un bel 10 all’originalità della risposta dello studente, ma quello che mi ha lasciato basito sono le argomentazioni del signor Eco rispetto ai modelli di diffusione dell’informazione nei tempi odierni.
Nella sua ipotesi lo studente è qualcuno a cui è stato detto troppo, oppresso dall’overload informativo e con accesso incontrollato alla varie fonti non è in grado di distinguere le informazioni importanti dal quelle che lo sono meno. Infine si mette in guardia sul fatto che ad oggi tutti possono essere editori nel loro piccolo e non c’è più un controllo di un editore “vero” permettendo liberamente a siti come nonciclopedia di diffondere contenuti stravaganti. Che un editore non pubblicherebbe mai o che anche nel caso lo facesse “preciserebbe che si tratta di una raccolta di allegri paradossi” perchè altrimenti come fa un ragazzo a sospettare che l’autore di questa notizia stia scherzando?

Al netto del fatto che il sito di Nonciclopedia, per onore della cronaca, riporta chiaramente in homepage: “Nonciclopedia è un’enciclopedia online liberamente modificabile, collaborativa e gratuita, parodia di Wikipedia. Affronta tutti gli argomenti in modo umoristico e parodistico ed ha oltre 50 cugine straniere.” vedo in questo post troppe conclusioni fatte senza un minimo di approfondimento, sulla base di impressioni personali ma soprattutto da un punto di vista che soffre l’aver vissuto una vita prettamente analogica e il non aver esplorato i territori e le dinamiche delle informazioni online.

Internet e tutte le piattaforme sociali hanno portato una ennesima rivoluzione e uno sconvolgimento dei paradigmi classici di comunicazione, e questo tipo di cambiamenti possono spaventare perchè non è chiaro dove porteranno e con quali conseguenze.

Basta guardarci indietro per trovare molti altri casi simili. Verso la fine del 1800 la stampa nonostante lodasse in generale l’invenzione del telefono ci vedeva un terribile lato oscuro. Un articolo del tempo del NY Times recitava: “Nessuno che possa stare seduto nel suo studio con il telefono al suo fianco si preoccuperà più di andare a sentire l’opera all’Accademia in un edificio caldo e affollato“, “Il telefono portando musica e ministri in ogni casa svuoterà le sale da concerto e le chiese” e infine… “il telefono può diventare uno strumento dei nemici della Repubblica“. Per fortuna prima che l’inventore del primordiale telefono avesse la possibilità di distruggere la società uscì la versione del signor Bell che da più di 100 anni consente di restare sempre in contatto e ha permesso di portare a termine affari anche a miglialia di km di distanza.

Il fonografo, uno dei primissimi strumenti in grado di registrare e riprodurre suoni, fu visto ancora peggio. In questo caso si temeva addirittura che la pubblicazione di libri e la lettura sarebbe stata minacciata da uno strumento che poteva risparmiare la fatica di imparare a leggere e di stampare un libro. Preoccupati che il telefono e il fonografo potessero sostituire i concerti e la lettura, i critidci dell’epoca non realizzavano che quegli apparecchi avrebbero portato musica e idee ad un pubblico molto più vasto.

La paura del nuovo e dell’ignoto sono comuni. Nei casi pià gravi possono ostacolare o impedire l’innovazione ma nella maggioranza dei casi divide la popolazione tra chi si proietta in avanti verso nuove esperienze e chi dallo spavento si tira indietro. Avvicinandoci al mondo dell’editoria anche la carta stampata ha incontrato lo stesso tipo di barriere. Prima di Gutemberg i libri erano copiati a mano dai monaci, fare libri era considerata una forma d’arte e i lettori erano studiosi o erano parte dell’elite religiosa.

Quando la novità della stampa si diffuse gli amanuensi, il clero e i politici prima la snobbarono e poi ne furono terrorizzati, furono colti dal panico di fronte a tutte quelle idee, nuove e diverse, condivise senza la loro approvazione. Paure comprensibili: prima per condividere pensieri e idee erano necessari una penna e la capacità di scrivere, il clero e la nobiltà avevano mantenuto il controllo delle conversazioni inchè avevano il controllo della penna, ma la stampa non poteva essere controllata proprio come internet non può esserlo oggi.

Ci si preoccupa per l’uso che si fa oggi del web: dall’impatto di Google che ci rende più stupidi ai timori che la prossima generazione non sarà in grado di stare nella società “come si deve” passando per l’erosione dell’attenzione. Ma è un film già visto.

Da qualche parte nella nostra testa sappiamo che il mondo così come lo conosciamo sta per essere mandato all’aria in nome del progresso. I nuovi sviluppi, quelli che provocano grandi cambiamenti, spesso vengono visti come un qualcosa pronto a rovinare uno stile di vita che sembra già perfetto perfetto così com’è. Perciò, se vi sentite scossi per la crescita vertiginosa dei metodi di comunicazione odierni e vi spaventa l’idea che il modo in cui ci informiamo e comunichiamo cambierà molto in fretta i timori sono comprensibili. Ma senza dubbio fra una generazione guarderemo indietro a molte di queste discussioni e paure e ci accorgeremo che erano molto meno sensate e forse anche un po’ ridicole.

Per concludere non mi terrorizzerei del fatto che qualche uno studente abbia attribuito ai bersaglieri la strage di Bologna, magari aveva semplicemente studiato poco e preso dal panico, piuttosto che fare scena muta ha buttato lì la prima cosa che gli è venuta in mente :)

Ps: se l’argomento vi interessa alcuni di questi spunti sono ripresi dal piacevole testo di Nick Bilton “Io vivo nel futuro” segnalatomi da Fabio durante l’IDCAMP.