State of the Media: news ed informazione nell’era digitale

Negli ultimi 10 anni le tecnologie digitali hanno ripetutamente trasformato il volto delle notizie e dell’informazione, ieri è stato compiuto un passo storico per la rete e il mondo dell’informazione. Ad oggi ci sono più persone che leggono notizie da fonti online rispetto a quelli che preferiscono i giornali di carta.

A dire questo è l’ultimo report rilasciato dal progetto per l’eccellenza nel giornalismo del Pew Research Center che ha appena rilasciato il suo ultimo report “State of the Media”.

Il report sottolinea una delle più grandi sfide che il giornalismo moderno si trova ad affrontare oggi. Sfida che non sarà nè la riduzione di audience nè la la possibilità di trovare nuove vie di revenue, bensì il fatto che nel mondo digitale l’industria dell’informazione non è più padrona del proprio destino.
Nonostante le organizzazioni che erogano informazione siano ancora i maggiori produttori delle stesse, ogni progresso tecnologico ha aggiunto un nuovo strato di complessità nel collegare questi contenuti ai lettori e agli advertiser.

Una milestone storica:

Per la prima volta anche i budget spesi per l’advertising online hanno superato quelli utilizzati nell’advertisting sui giornali tradizionali, il primo ha avuto una crescita generale del 13.9% arrivando a quasi 26 miliardi di dollari nel 2010. Nello stesso periodo la vendita di spazi pubblicitari su giornali cartacei è sceso del 6.4%.

Nello mondo digitale, chi produce informazione dipende e si deve affidare sempre di più su network indipendenti per poter vendere il loro advertising. Dipendono da aggregatori (come Google) e social network (come Facebook) che portano loro un quantità di lettori non trascurabile. Ora si aggiunge un trend sempre in crescita di consumo delle news da dispositivi mobili, e quindi chi fa informazione deve seguire le regole dei produttori di dispositivi (come Apple) e sviluppatori software per distribuire i propri contenuti. Ogni nuova piattaforma richiede del nuovo software, inoltre questi nuovi player prendono una parte delle revenue ed hanno in molti casi il controllo dei dati dell’audience che portano.

 

Questi dati hanno un importanza ed un valore strategico preziosissimo. In un mondo in cui i consumatori decidono che tipo di news vogliono e come le vogliono, è facile immaginare che chi è nella posizione di analizzare e capire i cambiamenti di comportamento del proprio pubblico potrà più facilmente distribuire i contenuti (e l’advertising) in modo mirato ad ogni utente.

Nel secolo passato, i media che erano padroni dell’ informazione hanno comandato essendo i migliori intermediari tra inserzionisti e clienti. Oggi un nuovo intermediario permette di accedere al pubblico e va progressivamente affermandosi in questo scenario in continua evoluzione. Questa nuova figura è fatta di sviluppatori software, aggregatori di contenuti e produttori di dispositivi mobil, e ad oggi l’industria delle news, lenta ad adattarsi culturalmente ai cambiamenti e ancora principalmente concentrata sulla creazione dei contenuti piuttosto che sull’evoluzione del comportamento della sua linfa vitale si ritrova ad essere un attore secondario e non più una figura leader che modella e detta il business.

Un evoluzione continua:

Nuovi strumenti ogni giorno si evolvono sul web e permettono nuove modalità di consumo e di creazione dei contenuti. Instapaper servizio che permette la rapida archiviazione di una pagina da leggere più tardi consente ora anche di condividere e segnalare gli articoli letti online al proprio grafo sociale. Linkedin ha appena dato vita ad un suo strumento chiamato Linkedin Today che mostra le notizie più importanti del momento selezionate in base al proprio network professionale e ai settori di cui facciamo parte.

Leggevo da un post di Luca De Biase:
Kevin Kelly fa un post sulla possibilità che prima o poi (magari entro quest’anno, tipo in novembre) il Kindle venga dato da Amazon gratuitamente. In cambio dell’acquisto di un certo numero di libri, o per l’abbonamento al sistema di delivery privilegiato chiamato Prime, o con un altro bundle. Poco importa l’estrapolazione statistica (che comunque è suggestiva), da tempo il costo del Kindle scende. Interessante è pensare che scenda del tutto. A quel punto sarà solo questione di produrne e distribuirne, per creare un parco installato sul quale sviluppare un nuovo business gigantesco per libri elettronici. E altro…

Per i giornali, questo scenario non è irrilevante. In fondo, non è difficile fare la versione Kindle di un quotidiano. E lo è ancora meno per un settimanale. Si trova un sistema di vendita già chiaro. E, quando il Kindle sarà diffusissimo, si trova un sistema di distribuzione molto vasto.

Un altro protagonista arrivato da poco nel campo e che trovo molto accattivante è Storify, un tool di curation, che permette di costruire una storia prelevando i frammenti e i parti provenienti da molteplici fonti come: blog, Twitter e Facebook. Tutto si fa con una semplicità disarmante, trascinando gli elementi in un tuo spazio personale, spostandoli o collegandoli come meglio si crede.
Un tentativo di generare contenuti a partire dall’apparentemente informe quantita di informazioni che flusice in modo perpetuo nei social network, anziché scrivere una storia da zero, con Storify si riusa ciò che è già stato pubblicato (da noi stessi o da altri) aggiungendo approfondimento e contestualizzazione.
In questi giorni sto seguendo Luca Alagna (ezekiel) che lo sta sperimentando per raccontare la tragedia del Giappone.

Twitter ha già dato un enorme contributo alla modo di diffondere e consumare news in tempo reale, ma anche Facebook, sta acquistando sempre più credito diventando un alternativa che permette ai giornalisti di trovare nuove fonti di informazioni offrendo una vasta quantità di contenuti. Uno dei vantaggi chiave di Facebook sulle altre piattaforme sociali è sicuramente l’userbase che condivide circa 30 miliardi di contenuti ogni mese includendo, storie, links, note, foto e video. Con così tanto contenuto che scorre nei news feed di ogni utente i giornalisti possono trovare ascolto amplificando e riportando i contenuti di qualità a lettori interessati.Un esempio è Nicholas Kristof del New York times che ha esteso le sue fonti e al tempo stesso la sua audience su Facebook e vanta una pagina pubblica con oltre 200’000 fan.

Il caso libico ha mostrato come alcuni tipi di news coverage sarebbe stato impossibile senza Facebook. Nonostante i propri reporter e gli inviati esterei fossero bannati dal paese il network di informazione National Public Radio è stato in grado di ottenere foto e video pubblicati da utenti che residenti in Libia.
Facebook è una piattaforma incentrata sulle relazioni personali ma tool come Openbook e FBInstant permettono facili ricerche di tutte le informazioni pubbliche disponibili in tempo reale e i giornalisti sono in grado di trovare ciò a cui sono interessati.
Alcune testate stanno sperimentando portali per news che vivono esclusivamente su Facebook approfittando del supporto dell’audience già presente sulla piattaforma e della maggiore facilità di distribuzione che questa comporta. Un esempio è Boston.com che sta sperimentando un’applicazione per Facebook chiamata “Your Boston” che per molti aspetti funziona esattamente con un portale di informazione in cui gli utenti sono in grado di commentare, condividere storie e proporre idee, gli utenti più attivi vengono premiati e messi in primo piano come top users.
Tutto questo senza contare l’enorme valore dell’alta interattività che una piattaforma come Facebook porta dal momento che ogni post apre la possibilita di ricevere un elevato numero feedback raccogliendo i commenti e le opinioni dei lettori.

Lo shift verso un consumo delle notizie e delle informazioni provenienti dalla rete sempre più frammentato e complesso è inevitabile e destinato a diventarlo ancora di più nell’anno in cui si consoliderà la confidenza e la diffusione dei tablet. Aspettando i numeri di iPad 2 per cui si prevede che il 70% sarà acquistato nuovi clienti l’industria dell’informazione non può restare a guardare.