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Business Design Pattern: soluzioni per modelli di business

Ho terminato da non troppo tempo la lettura di Business Model Generation di Alexander Osterwalder, uno dei libri più noti gli amanti dei temi legati alle startup che credo che non debba assolutamente mancare nella vostra collezione se avete la passione per questi argomenti.
Sviolinata a parte vedo che spesso la maggior parte delle persone si informa e racconta prevalentemente gli aspetti legati al canvas di Osterwalder se non fosse che per quanto sia uno dei contenuti cruciali del testo rappresenta meno del 20% del libro. Se non avete mai sentito parlare del Business Model Canvas godetevi al volo il video sottostante che lo sintetizza in modo eccellente in soli 140 secondi.

Un altra sezione di tutto rispetto e che voglio provare a riassumere per il piacere della condivisione e come esercizio per fissare meglio nella mia mente quanto studiato, è quella inerente ai Design Pattern. Ma che cos’è un Design Pattern?
Nel mondo del software un Design pattern è un approccio o una soluzione generica per un problema o una situazione ricorrente in un determinato contesto. Sono dei template che descrivono una soluzione per risolvere un problema che possono essere utilizzati in situazioni differenti. Il libro riporta una citazione di un Architetto, Christopher Alexander, che dice: “Pattern in architecture is the idea of capturing architectural design ideas as archetypal and reusable descriptions“, non allontanandosi molto da quanto anticipato. I pattern descritti nel libro aiutano quindi a capire alcune dinamiche del business model e servono come fonte di ispirazione per il proprio modello di business. Un singolo business model può incorporare uno o più pattern, il libro ne tratta cinque e sono definiti come: l’ Unbundled, la Long Tail, le Multi-Sided Platforms, il Free, e l’ Open.

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Innovation Camp un successo a 360 gradi!

20 partecipanti, 5 giorni, 5 team, 5 business idea, 11 seminari, 1 ex base Nato e 1 giuria per un Innovation Camp che è giunto a conclusione lo scorso venerdì.

Una sola cosa non è facilmente quantificabile, la qualità e la quantità dei contenuti a cui siamo stati esposti, a cui, se dovessi assegnare un voto tra 1 a 10 direi che senza dubbio tenderebbe ad un valore di diversi ordini di grandezza maggiori del massimo valore della scala citata. Il lavoro in team, il confronto con gli altri partecipanti di formazioni universitarie differenti, i seminari tenuti da professori, imprenditori e manager, sono state esperienze fantastiche e credo di aver imparato e messo in pratica più nozioni in questi cinque giorni che in un intero semestre universitario! (che non me ne voglia il Prof. Paolo Merialdo :) )
Tutto è stato perfettamente orchestrato da Augusto Coppola, uno degli ideatori e fondatori del progetto, che ha curato ogni minimo dettaglio del programma aiutato dai professori Paolo Merialdo e Carlo Alberto Pratesi.
Se in un precedente post vi ho raccontato quello che sarebbe dovuto essere Innovation Camp, adesso vi dico cosa è effettivamente stato.

Dopo l’ arrivo alla ex base Nato siamo stati accolti da un briefing introduttivo ai cinque giorni con il programma dettagliato degli impegni e dei seminari sottolineando la mission e la vision del progetto. Innovation Camp vede in un futuro non lontano un mondo fluido, ad alta efficienza produttiva e rapida riallocazione di risorse, e intende favorire la formazione di studenti capaci di comprendere le potenzialità e i limiti del proprio bagaglio culturale e professionale e in grado di valutare criticamente le potenzialità del loro impiego.

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