Articoli con tag Internet

State of the Media: news ed informazione nell’era digitale

Negli ultimi 10 anni le tecnologie digitali hanno ripetutamente trasformato il volto delle notizie e dell’informazione, ieri è stato compiuto un passo storico per la rete e il mondo dell’informazione. Ad oggi ci sono più persone che leggono notizie da fonti online rispetto a quelli che preferiscono i giornali di carta.

A dire questo è l’ultimo report rilasciato dal progetto per l’eccellenza nel giornalismo del Pew Research Center che ha appena rilasciato il suo ultimo report “State of the Media”.

Il report sottolinea una delle più grandi sfide che il giornalismo moderno si trova ad affrontare oggi. Sfida che non sarà nè la riduzione di audience nè la la possibilità di trovare nuove vie di revenue, bensì il fatto che nel mondo digitale l’industria dell’informazione non è più padrona del proprio destino.
Nonostante le organizzazioni che erogano informazione siano ancora i maggiori produttori delle stesse, ogni progresso tecnologico ha aggiunto un nuovo strato di complessità nel collegare questi contenuti ai lettori e agli advertiser.

Una milestone storica:

Per la prima volta anche i budget spesi per l’advertising online hanno superato quelli utilizzati nell’advertisting sui giornali tradizionali, il primo ha avuto una crescita generale del 13.9% arrivando a quasi 26 miliardi di dollari nel 2010. Nello stesso periodo la vendita di spazi pubblicitari su giornali cartacei è sceso del 6.4%.

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Le più pericolose e più comuni password usate nel web

Nonostante mi piacciano molto, solitamente cerco di fare un uso limitato delle infografiche sul mio blog, questa che ho trovato su The Next Web però è particolarmente interessante. Email, utenze dei nostri computer, social network e servizi online di ogni genere probabilmente nessuno di noi è esente dalla gestione di Username e Password che non fanno altro che aumentare (linearmente o esponenzialmente a seconda del tipo di utente ;) )

Zone Alarm ha condotto un sondaggio e ha scoperto che ben il 79% dei propri utenti usa password che sono estremamente facili da indovinare qual’ora un utente malintenzionato volesse cercare di accedere ad ambienti che non gli spettano.

Al primo posto nella classifica delle password più usate troviamo “123456″, seguita da “12345″ e “123456789″  che fantasia eh?

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Identita’, amici ed estranei fidati nel web sociale.

Qualche giorno fa ho assistito ad un breve spot prodotto da non ricordo quale Ministero che raccontava una storia di cui si poteva immaginare la fine già dopo i primi 2 secondi di filmato. Purtroppo non lo trovo online per mostrarvelo ma posso brevemente raccontarvi che durante il filmato si vedeva una giovane ragazza che conosce un ragazzo su Facebook, inizia a scambiarsi dei messaggi con questo tipo fino a quando un giorno non decidono di incontrarsi e lui si rivela decisamente “poco galante”. La storia è a lieto fine e la ragazza viene salvata ma secondo me il modo in cui vengono ritratti gli strumenti sociali al pubblico televisivo (gran parte del quale è decisamente distante dall’avere una conoscenza completa di queste realtà) è sbagliato.

Nonostante ci sia molto da discutere su come alla TV tradizionale e al sistema di informazione legato ad essa (in particolare quella del belpaese) faccia gioco “remare contro” il web, vedere quello spot mi ha invogliato a tentare di chiarire un po’ ciò che riguarda le nostre identità digitali e il modo in cui nascono e vengono gestite relazioni personali e professionali (vecchie o nuove che siano) nel web sociale, questo perchè credo che ci sia ancora molta confusione in merito all’argomento.

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Internet for Democracy: From one way communication to two way conversation

Qual’è il segreto per utilizzare Internet a servizio della democrazia? Semplice: Fiducia nella gente comune e nei modi in cui possono spontaneamente contribuire alla causa. In altre parole non sono gli strumenti a portare il cambiamento, ma la gente che li usa, che si legge anche “una formula segreta non esiste“.

Sam Graham-Felsen sembrerebbe un ragazzo come tanti altri se non fosse che non è decisamente da tutti essere chief blogger per Barack Obama durante la campagna presidenziale degli Stati Uniti d’America a soli 27 anni.
Venerdì, presso il Centro Studi Americano grazie all’Ambasciata Americana, ho avuto la possibilità di sedere ad una tavola rotonda assieme a questo ragazzo di pochi anni più grande di me per parlare della sua esperienza durante le elezioni presidenziali del 2008. Un occasione fantastica per confrontarsi su come i Social Media e più in generale il web abbia influito in una delle campagne presidenziali di successo più celebri di tutti i tempi.

Fiducia ed Empowerment:

Sam ci ha raccontato molti aspetti e momenti di una campagna incentrata sull’ empowerment (dare potere di fare) delle persone, un concetto che va oltre il classico coinvolgimento di cui tanto si sente parlare quando si nomina il social web, ovvero metterli nella condizione di sentirsi parte attiva del cambiamento rendendole partecipi. I risultati di questo tipo di approccio fatto di coinvolgimento e di promozione dal basso della democrazia hanno dimostrato che quando le persone si uniscono possono portare un cambiamento straordinario, un rovesciamento del classico modello in cui indipendentemente dal mezzo usato lo scopo si “riduce” al puro aumento di visibilità per accrescere la propria influenza.
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La catarsi della collettivita’

Non è più un segreto ormai, i social media con il loro modo di essere trasparenti, aperti, globali, interattivi e in tempo reale stanno cambiando il comportamento dei consumatori, l’ambiente lavorativo e le aziende.

Sono ancora molti a rifiutare i social media o nella migliore delle ipotesi vederli come strumenti in cui si perde tempo o addirittura che sono pericolosi (come al solito ringraziamo la tv per queste perle di saggezza). Mi rendo conto che la maggior parte delle generazioni siano ancora fortemente legate al modello televisivo di comunicazione e di fruizione dei contenuti, ovvero unidirezionale e top-down, ma i vantaggi e le potenzialità degli strumenti che ci ha dato la rete vanno ben oltre quei pochi luoghi comuni che si sono radicati nelle menti delle persone. Il ROI nell’abbracciare questa nuova filosofia c’è ed è concreto a patto che il cambiamento non sia fatto esclusivamente in termini di strumenti con cui si comunica bensì nel modo in lo si fa. Si perché qui non si parla di differenza tra ciò che è vecchio e ciò che è nuovo o tra modernità e post-modernità, è la differenza tra gerarchia e rete, la differenza tra broadcast e narrowcast, è la differenza tra il potere rassicurante della convenzione e l’influenza inquietante dell’azione (cit. Luca De Biase).

La chiave di volta degli strumenti sociali è ciò che li compone e allo stesso tempo gli da forza, la loro struttura a rete, un insieme di elementi interconnessi tra loro disposti su uno stesso livello. La catarsi della collettività.

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QRCode e l’inarrestabile cammino dei contenuti web verso l’ubiquità

QRCode. Nessuna novità assoluta è vero, sono stati inventati nel lontano 1994 in casa Toyota ma dopo una lunga e paziente attesa con l’ausilio del web e degli smartphone, questi strani codici a barre cominciano a materializzarsi sotto i nostri occhi un po ovunque. Ho avuto modo di leggere un articolo molto completo in merito all’argomento che ha attirato la mia attenzione con il suo titolo nonostante non avesse dichiarato la morte di nessun componente fondamentale delle tecnologie o dei servizi moderni.
Un po’ per la mia natura geek e un po’ per quella da aspirante early-adopter ho il QRCode sul mio biglietto da visita personale con qualche meta-informazione incorporata, le possibilità di questo strumento sono però ben più ampie e dando un occhiata in giro per la rete si trovano moltissime declinazioni di utilizzo di questi sistemi a risposta rapida (per l’appunto Quick Response) nel campo dei Social Media, nel Marketing e nell’Advertising.

Anatomia di un QRCode:

Passiamo rapidamente per l’ABC, il QRCode è uno strumento di comunicazione che abilita modalità di accesso alle informazioni in tempo reale a base volontaria, l’accesso può essere fatto da un qualsiasi smartphone che ha un applicazione apposita che sfrutta la fotocamera del dispositivo per la decodifica di questi codici a barre. Per ogni disposivito c’è almeno un applicazione che si occupa di decodificare i QRCode e qui potete trovare quella che fa al caso vostro. I più curiosi che hanno provato a scansionare il codice che vedete all’inizio dell’articolo probabilmente cominciano già ad intuirne le potenzialità.
Se invece fossimo interessati a crearne uno nostro basta andare cercare qrcode generator su Google o Bing che vogliate e i risultati appariranno immediatamente senza richiedere alcun tipo di particolare sforzo di scrematura, per i più pigri posso indicare Delivr e Kaywa.
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