Articoli con tag socialmedia
Le rivolte ai tempi dei SocialMedia parte 1: LondonRiots, Tunisia ed Egitto, aspettando la Cina.
Scritto da Giuliano in Internet, Social Media, Twitter il 11 agosto 2011
#Londonriots.
Uno dei più recenti trending topic su Twitter in questi giorni, sinonimo di rivolte e disordini ma allo stesso tempo ennesima espressione delle incredibili potenzialità di unire le persone degli strumenti sociali online. E’ ben più che una tendenza o un momento di passaggio, le persone che si connettono (verbo più che mai significativo, dalla doppia valenza) sono sempre di più, in questi mesi la primavera araba ha messo tutti nella posizione di chiedersi quali effetti la tecnologia e i social media producano su comunità unite da un obiettivo comune.
È Twitter è una delle principali risorse online per tenersi aggiornati su quanto accade nel mondo ed ha svolto un ruolo fondamentale nelle proteste che hanno scosso il mondo arabo e il Medio Oriente. Prima in occasione dei primi focolai scoppiati in Egitto e in Tunisia, poi si è rivelata una fonte di informazione anche per seguire l’evolversi degli scontri e delle rivolte che hanno e stanno tutt’ora infiammando la Libia e che si sono manifestate anche in Algeria, Marocco e Yemen.
Non c’è dittatura che tenga: il messaggio abbatte la censura, aggira filtri e blocchi, ispira proteste e sostengono la ribellione di popoli oppressi dai despoti più agguerriti. Come per l’Egitto, per la Tunisia, per l’Iran e così per la Libia, con le dovute differenze, il fattore comune è unico. La protesta può arrivare ovunque anche dove non è consentito comunicare.
Community management: come gestire i commenti negativi?
Scritto da Giuliano in Internet, Personal Branding, Social Media il 19 luglio 2011
Il mondo dei socialmedia ha portato ad un aumento esponenziale dei canali di comunicazione e, di conseguenza, delle occasioni di interagire in una conversazione con altri utenti. Nella maggior parte dei casi ci si trova a confrontarsi in modo educato e rispettoso anche su argomenti delicati ma la possibilità che la discussione si accenda e assuma toni più elevati non va mai esclusa. In questi momenti è bene non lasciarsi trascinare dall’istinto e agire in modo ragionato, tutto quello che scrivete permane nella rete a tempo intederminato ed è sotto gli occhi di un pubblico molto ampio. Il caso di Patrizia Pepe di qualche mese fa è uno dei più eclatanti accaduti recentemente in cui dei commenti da parte di due fan a seguito di un post sulla pagina pubblica del brand di moda è degenerato in una discussione che non ha fatto fare bella figura ai gestori della pagina e al marchio stesso.
Come evitare situazioni spiacevoli come questa? Bhè, non credo ci sia la formula magica per farlo ma di certo con un può di buon senso ed un approccio rispettoso si può evitare di diventare il prossimo caso “Patrizia Pepe”.
Quindi a cosa conviene prestare attenzione quando c’è da tenere testa e confrontarsi su critiche che ci arrivano in modo diretto? Come prevenire che le discussioni degenerino o intacchino la nostra reputazione?
Nel caso di forum o gruppi (come quelli di Facebook o Linkedin) di nostra gestione è bene agire a monte del problema e chiarire le cose sin dal principio. La cosa migliore da fare è di rendere nota e ben visibile la Netiquette a cui attenersi (vedi quella degli indigeni digitali) sottolineando che attacchi personali, offese dirette e turpiloquio non sono i benvenuti.
Discutere pubblicamente online:
Il rischio di scontrarsi in discussioni o di trovarsi a dover far notare a qualcuno che il suo comportamento non è dei migliori è però sempre presente. La cosa fondamentale in questi casi è quella di non rispondere di getto ma ragionare su cosa conviene dire e come, rileggete il messaggio “incriminato” per accertarvi di non aver frainteso nulla. Se vengono pubblicate informazioni che ci riguardano direttamente e sono sbagliate o non proprio corrette, cercate semplicemente di rispondete spiegando come stanno in realtà le cose o come sono dal vostro punto di vista.
Poke the web: Costruirsi un personal brand su Facebook.
Scritto da Giuliano in facebook, Internet, Personal Branding, Social Media il 28 giugno 2011
Continuo la serie di post dedicati al personal branding e questa volta cerco di raccontare come ho fin’ora usato Facebook per questo scopo senza dover sconvolgere troppo il modo principale con cui ho iniziato ad usarlo, ovvero tenermi in contatto e scambiare foto, momenti e ricordi con i miei amici.
Facebook è un ambiente perfetto in cui possiamo tracciare con cura una immagine chiara e dettagliata di chi siamo, cosa facciamo e cosa ci piace.
E’ importante avere un profilo completo in tutte le sue parti, nell’ultimo restyling effettuato dal gigante blu è stata posta un’enfasi molto più forte sulle informazioni personali, quindi preoccupatevi di mettere in chiaro il vostro titolo di studi, specializzazione e attuale impiego.
Non dimenticate di segnare il vostro blog o altri i siti web in vostro possesso e i vostri profili su altre piattaforme social nella sezione dedicata ai contatti.
Poke the web: Costruirsi un personal brand, Twitter.
Scritto da Giuliano in Internet, Personal Branding, Social Media, Twitter il 17 giugno 2011
Questo post è il secondo di una brevissima serie che ho intitolato “Poke the web”, nel primo avevo introdotto i motivi per i quali conviene curare il proprio personal brand online parlando di uno degli strumenti basilari per farlo, il blog. Seguendo la scaletta dell’Ignite da cui nasce questa serie di post vi parlo del secondo strumento fondamentale per costruire la propria reputazione sul web, Twitter.
Twitter, la celebre piattaforma di microblogging ormai affermatasi come news network è il luogo migliore in cui condividere risorse, link e contenuti e allo stesso tempo trovare altri utenti che condividono i nostri interessi. Professionisti di tutto il mondo (probabilmente di ogni settore lavorativo immaginabile) quotidianamente condividono quotidianamente articoli, consigli ed esperienze personali che si rilevano spesso utili e preziose per tutti chi lavora o semplicemente si interessa del loro settore.
Con più di 100 milioni di utenti, le possibilità di networking sono pressochè infinite e entrare in contatto e partecipare a conversazioni con persone nuove ogni giorno è un altro eccellente strumento per curare il proprio personal brand online.
Essenzialmente è una piattaforma di microblogging, motivo per cui si possono applicare le stesse regole e principi che si usano quando si opera con i blog tradizionali, e quindi twittando e scrivendo costantemente in merito alle nostre conoscenze di uno specifico argomento, inizieremo ad essere visti come persone specializzate in esso e gli altri utenti interessati inizieranno a gravitare intorno a noi e a seguirci aumentando così il nostro potere comunicativo.
Come usarlo?
Prendo in prestito un frammento di un post di Luca Alagna (@ezekiel):
Twitter è mediamente più coinvolgente di Facebook perchè invita a una partecipazione più attiva.
si possono scegliere implicitamente almeno due livelli di partecipazione: come editori o come lettori.
Nel primo caso si può scegliere di contribuire attivamente al flusso di notizie (ribadisco, non necessariamente quelle giornalistiche), nel secondo si può decidere di essere prevalentemente lettori e diffusori (che non significa inattività o non scrivere mai nulla, è solo un tipo di impegno più moderato).
SocialMedia, l’ideale per piccole e medie imprese
Scritto da Giuliano in Internet, Social Media, Social Media Marketing il 24 maggio 2011
Ieri sera, scrivendo un contributo per il prossimo libro di Alessandro Prunesti e Fabio Lalli in merito a geolocalizzazione e mobile marketing ho effettuato alcune ricerche in merito ai vari casi di successo e notavo un trend interessante. Le aziende più piccole tendono ad avere un successo molto più significativo grazie ai social media rispetto a quelle più grandi e ben più note al pubblico.
Alla base di una strategia di marketing e comunicazione attraverso i canali social che porti dei risultati tangibili, c’è un approccio strutturato e organizzato. Se si riesce ad attuare una routine che porti risultati positivi e che sia semplice da eseguire si è tendenzialmente più inclini a restargli fedeli. Questo è fattibile da qualsiasi tipo di impresa, tuttavia le compagnie più piccole, grazie alla loro taglia sono più facilmente in grado di gestire queste routine e generalmente sono in grado notare e registrare risultati tangibili in modo più diretto e visibile di quelle più grandi. Inoltre le piccole aziende non hanno bisogno di fare grandi investimenti per avere un grande impatto, è proprio l’essere piccole ed agili che le mette in possesso della chiave per il successo.
State of the Media: news ed informazione nell’era digitale
Scritto da Giuliano in Internet, mobile, Social Media il 15 marzo 2011
Negli ultimi 10 anni le tecnologie digitali hanno ripetutamente trasformato il volto delle notizie e dell’informazione, ieri è stato compiuto un passo storico per la rete e il mondo dell’informazione. Ad oggi ci sono più persone che leggono notizie da fonti online rispetto a quelli che preferiscono i giornali di carta.
A dire questo è l’ultimo report rilasciato dal progetto per l’eccellenza nel giornalismo del Pew Research Center che ha appena rilasciato il suo ultimo report “State of the Media”.
Il report sottolinea una delle più grandi sfide che il giornalismo moderno si trova ad affrontare oggi. Sfida che non sarà nè la riduzione di audience nè la la possibilità di trovare nuove vie di revenue, bensì il fatto che nel mondo digitale l’industria dell’informazione non è più padrona del proprio destino.
Nonostante le organizzazioni che erogano informazione siano ancora i maggiori produttori delle stesse, ogni progresso tecnologico ha aggiunto un nuovo strato di complessità nel collegare questi contenuti ai lettori e agli advertiser.
Una milestone storica:
Per la prima volta anche i budget spesi per l’advertising online hanno superato quelli utilizzati nell’advertisting sui giornali tradizionali, il primo ha avuto una crescita generale del 13.9% arrivando a quasi 26 miliardi di dollari nel 2010. Nello stesso periodo la vendita di spazi pubblicitari su giornali cartacei è sceso del 6.4%.

